Patogenesi del morbo di Crohn

LA MALATTIA DI CROHN 3 – LA PATOGENESI

Come si genera la malattia

Dr. Pietro Tonelli

La versione ufficiale

Uno dei tanti testi dedicati alla MC riporta che “le conoscenze attuali suggeriscono che in soggetti geneticamente predisposti, un´inappropriata risposta immunitaria nei confronti di antigeni presenti nel lume intestinale possa indurre o perpetuare un processo infiammatorio”.

Questa certamente rappresenta l´ipotesi patogenetica più accreditata per la MC.

Le considerazioni personali

Vorrei iniziare questa serie di considerazioni personali con una citazione. La stessa che mio padre mi suggerì di mettere nel frontespizio della mia monografia, la quale recita: “How long we were fool´d” (per quanto tempo siamo stati imbrogliati).

Perché? Perché Medici e pazienti sono stati davvero ingannati per lungo, lungo tempo!

Nella letteratura dedicata alla MC degli ultimi 15-20 anni esistono alcune affermazioni che, pur non essendo mai state dimostrate ma essendo state ripetute da molti studiosi, sono diventate delle verità “comunitariamente accettate”, utilizzando la traduzione italiana di quanto riportato in molti studi sulla MC (“communaly accepted”).

La presunta suscettibilità genetica

Una di queste affermazioni, sicuramente quella che più di ogni altra ha suscitato e suscita tuttora la mia collera, è che la MC insorge in genetically susceptible individuals, cioè in soggetti geneticamente suscettibili o predisposti (F. Shanahah e S.R. Targan).

Ma in che cosa consiste questa predisposizione o suscettibilità genetica?

Nonostante i tanti tentativi fatti, nessuno è mai riuscito a stabilire in che cosa consista questa predisposizione o suscettibilità genetica ed alla fine l´ipotesi di una predisposizione o suscettibilità genetica resta una pura e semplice ipotesi priva di qualsiasi fondamento scientifico.

Ciò nonostante, è proprio su questa predisposizione o suscettibilità genetica che si fondano i principi patogenetici che giustificano i farmaci oggigiorno così largamente impiegati per il trattamento della MC.

Il ruolo del gene NOD2/CARD15

Riguardo alla suscettibilità genetica, alcuni anni fa i ricercatori, impegnati a trovare a tutti i costi una spiegazione patogenetica che giustificasse l´uso dei farmaci impiegati per il trattamento della MC, scoprirono che alcuni pazienti affetti da MC presentavano una mutazione del gene NOD2/CARD15, localizzato nel cromosoma 16.

Sulla base di questa scoperta, i ricercatori ipotizzarono che questo gene fosse in grado di codificare una proteina in grado di modulare la risposta immunitaria nei confronti dei batteri intestinali.

Questa scoperta e questa ipotesi fu accettata dal mondo scientifico con grande soddisfazione, tanto che, in occasione di un Corso internazionale di Chirurgia tenuto dal Prof. Moreno Gonzales a Madrid nel 2003, Michael Keighley affermò autoritariamente che il problema dell´eziologia della MC era finalmente risolto!

Peccato che, dopo questa iniziale scoperta, altri studi abbiano dimostrato che per la MC esiste una corrispondenza genetica che riguarda oltre 200 alleli, di cui 37 specifici per la MC.

A seguito di queste dimostrazioni, il filone di ricerca sul ruolo della genetica nella patogenesi della MC ha perso molto del suo interesse e della sua importanza e alla fine la conclusione è stata che soltanto nel 13% dei casi di MC è presente una mutazione genetica.

La risposta immunitaria e la cascata di citochine

Al contrario di come sarebbe stato onesto fare, le conclusioni di questi studi non hanno portato gli studiosi a fare un ripensamento sull´ezio-patogenesi e quindi sul modo di curare la MC.

Invece, come se niente fosse, gli studiosi continuano a sostenere l´ipotesi che questa predisposizione o suscettibilità genetica sia responsabile di un´inappropriata, esagerata ed esasperata risposta immunitaria nei confronti della flora batterica intestinale.

In definitiva, sarebbe questa predisposizione o suscettibilità genetica la causa della cascata delle numerose citochine infiammatorie [quali l´interferone ƴ (IFN-ƴ), le varie interleuchine IL-12, IL-18, IL-21 e il Tumor Necrosis Factor-α (TNF-α)] che si trovano in elevata concentrazione nell´intestino malato di MC.

Inoltre, sempre secondo i ricercatori, oltre ad essere la causa della MC, questa cascata di citochine sarebbe in grado di mantenere e perpetuare il processo infiammatorio a livello della mucosa intestinale.

E´ per questo motivo che tutte queste citochine dovrebbero essere neutralizzate.

Io ovviamente sono in totale disaccordo con questa ipotesi patogenetica per molti motivi che ora sottopongo alla vostra attenzione.

Le mie obiezioni all’ipotesi patogenetica

1. La correlazione genetica riguarda soltanto una parte dei pazienti

Il primo riguarda la correlazione genetica tra pazienti affetti da MC e mutazione del gene NOD2/CARD15 e degli altri alleli identificati.

Questa correlazione riguarda soltanto il 13% di tutti i pazienti con il Crohn.

Allora l´altro 87% di pazienti come fa ad ammalarsi?

2. Le mutazioni genetiche nei soggetti sani

Dal momento che è probabile che la mutazione del gene NOD2/CARD15 e degli altri geni scoperti successivamente si verifichi anche nei soggetti che non sono affetti da MC, perché nessuno ha mai condotto una ricerca su soggetti non affetti da MC e che esprimono la stessa o le stesse mutazioni genetiche per capire se in questi pazienti questa mutazione o queste mutazioni sono in grado di causare qualche danno intestinale?

3. Il ruolo degli oltre 200 alleli

Dopo le prime scoperte che portarono a ipotizzare che la MC potesse essere una malattia genetica, gli ulteriori studi condotti su questo tema hanno permesso di individuare una correlazione riguardante oltre 200 alleli (allele: una delle due forme che lo stesso gene assume, normalmente ci sono coppie di alleli che definiscono una caratteristica fisica).

Risulta quindi difficile giustificare che alla base di questa “cascata di citochine” (tanto cara ai ricercatori attuali) ci sia solo una proteina in grado di modulare la risposta immunitaria nei confronti dei batteri intestinali.

4. La distribuzione delle lesioni intestinali

Se alla base della MC esiste una predisposizione o suscettibilità genetica, come è possibile spiegare:

  • che soltanto una parte di intestino si ammali?

Ricordo che la sede dove la MC si localizza più frequentemente è l´ileo terminale (ileite) che da sola o in associazione alla localizzazione colica (ileo-colite) costituisce circa l´80% di tutte le forme di malattie.

Tuttavia la definizione di MC è quella di una malattia che può interessare qualsiasi parte dell´intestino dalla bocca all´ano.

Allora perché questa proteina che secondo i ricercatori di tutto il mondo sarebbe in grado di modulare la risposta immunitaria nei confronti dei batteri intestinali esercita la sua funzione soltanto a livello dell´ileo terminale e tutt´al più del colon?

Perché questa proteina non causa la stessa risposta anche a livello dell´ileo prossimale, del digiuno, del duodeno, dello stomaco e dell´esofago nello stesso paziente che ha un´ileite o un´ileocolite?

La predisposizione genetica e le terapie

Capite da soli, cari Lettori, che quella della suscettibilità genetica è e resta soltanto un´ipotesi di fantasia.

Ma pur restando soltanto un´ipotesi, su questa ipotesi priva di qualunque fondamento pratico, clinico e di buon senso, si basa la terapia della MC che prevede l´uso di farmaci che, oltre ad essere molto costosi per il servizio sanitario, sono pericolosi per il paziente e non assicurano nessuna guarigione dell´intestino o colon malato.

Perché la risposta immunitaria non danneggia altri organi?

Inoltre perché, secondo lo stesso principio, non si verificano processi infiammatori simili a quelli intestinali in altre parti dell´organismo del paziente affetto da MC?

Infatti, dal momento che i batteri che compongono il microbiota intestinale si trovano anche in altre parti dell´organismo come le vie respiratorie, le vie urinarie, la cute, se la causa della malattia consistesse davvero in una predisposizione genetica che codifica una proteina in grado di modulare la risposta immunitaria nei confronti dei batteri intestinali, non credo proprio che questa proteina sarebbe in grado di distinguere tra batteri che vivono all´interno dell´intestino e tra gli stessi batteri che vivono delle vie respiratorie, nelle vie urinarie e sulla cute!

Trattandosi di una risposta immunitaria geneticamente determinata, la stessa risposta immunitaria inappropriata che si verifica nell´intestino del paziente affetto da MC si dovrebbe verificare anche in sedi diverse dall´intestino, determinando in queste diverse sedi gli stessi danni che si verificano nell´intestino.

Ciò ovviamente non avviene e non è mai avvenuto in nessun paziente affetto da MC.

5. Le guarigioni dopo l’intervento chirurgico

Certamente tutti voi saprete che il trattamento della MC prevede una terapia medica e una terapia chirurgica.

Tralasciando quanto stabilito dalle linee guida (che a parere mio sono fondamentali quando riguardano malattie per le quali sono stati chiariti gli aspetti dell´eziologia, della patogenesi, della patologia e del trattamento, ma rappresentano un ostacolo per le malattie per le quali esistono ancora incertezze e dubbi come per la MC, per le quali esse finiscono per ostacolare nuove ricerche e per obbligare i medici a utilizzare solo trattamenti validati anche quando questi non ottengono nessun risultato e nessuna guarigione), tutte le casistiche chirurgiche annoverano un certo numero di guarigioni definitive.

La sequenza di eventi – malattia, chirurgia, guarigione – dimostra quindi l´infondatezza dell´ipotesi eziologica della predisposizione o suscettibilità genetica perché non si può certo guarire una malattia genetica con un intervento chirurgico.

Ma anche nel caso in cui la causa della MC fosse un´inappropriata risposta immunitaria comunque indotta, ancora una volta non si potrebbe registrare nessun caso di guarigione dopo chirurgia perché la chirurgia non può assolutamente eliminare un´inappropriata risposta immunitaria.

6. I due picchi di incidenza della malattia

L´epidemiologia dimostra che la MC ha due picchi di incidenza: uno intorno ai 20-30 anni e uno intorno ai 60 anni.

Come è possibile spiegare che una mutazione genetica o un´inappropriata risposta immunitaria, presente fin dalla nascita, si manifesti soltanto in una fase così avanzata della vita?

7. La cascata di citochine

Infine vorrei parlare della cascata di citochine.

Dal momento che nessuno è mai riuscito a dimostrare nella pratica che esiste veramente una predisposizione o suscettibilità genetica, come pure un´inappropriata, esagerata ed esasperata risposta immunitaria nei confronti della flora batterica intestinale, i ricercatori hanno finito per concentrare le loro ricerche sulla cascata di citochine perché le analisi eseguite sulla parete intestinale affetta da MC hanno finalmente dimostrato che queste si trovano in elevata concentrazione nell´intestino malato di MC.

L’aspetto microscopico della parete intestinale

La prima domanda che faccio a questi ricercatori è la seguente: hanno mai osservato la MC al microscopio ottico e hanno mai capito a quale processo patologico corrisponde la MC?

Io ho avuto il modo di farlo e dopo averlo fatto, se qualcuno mi chiedesse a cosa potrei paragonare la parete intestinale affetta da MC, direi che assomiglia ad un pezzo di groviera per l´analogia tra i buchi del formaggio e le linfangectasie aperte nel lume intestinale.

La risposta immunitaria come meccanismo di difesa

Ecco quindi la seconda domanda: non è logico attendersi che di fronte ad un intestino così gravemente danneggiato il sistema immunitario reagisca con un´intensa reazione di difesa?

E che questa reazione immunitaria non sia sproporzionata come vorrebbero questi ricercatori per giustificare le loro cure, ma piuttosto proporzionata all´entità dell´inquinamento prodotto dal contenuto intestinale (il microbiota) che in maniera continua e massiccia penetra all´interno dei “buchi” esistenti nella parete intestinale?

In altri termini, quello che vorrei far capire è che questa cascata di citochine è una difesa messa in atto dal sistema immunitario per difendere la parete intestinale prima e l´organismo poi del paziente affetto da MC da tutto quanto si trova nel contenuto intestinale piuttosto che una reazione immunitaria inappropriata, esasperata ed esagerata.

Conclusioni

Credo che tutte queste considerazioni dimostrino in maniera inequivocabile che l´ipotesi della predisposizione o suscettibilità genetica, come pure quella di un´inappropriata, esagerata ed esasperata risposta immunitaria nei confronti della flora batterica intestinale siano solo ipotesi e che queste ipotesi non possano assolutamente essere il presupposto per il trattamento medico, oggigiorno utilizzato, della MC.

Articolo scritto dal Dott. Pietro Tonelli, Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale ed esperto in Crohn e RCU

Il Dr. Pietro Tonelli è medico specialista in Chirurgia Generale con esperienza clinica nella diagnosi e nel trattamento delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), tra cui Morbo di Crohn e Rettocolite Ulcerosa.

Nel corso della sua attività professionale ha maturato competenze specifiche nella gestione delle terapie farmacologiche di mantenimento, nel monitoraggio a lungo termine dei pazienti affetti da patologie intestinali croniche e nell’inquadramento clinico delle forme infiammatorie complesse dell’apparato digerente.

Formazione Accademica

Il Dr. Tonelli ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia e successivamente la Specializzazione in Chirurgia Generale, dedicandosi in modo particolare allo studio delle patologie infiammatorie intestinali ed all’approfondimento dei protocolli farmacologici terapeutici basati sulle linee guida internazionali. Durante il percorso formativo ha sviluppato competenze nell’ambito della:

  • Diagnostica delle malattie infiammatorie croniche intestinali
  • Gestione farmacologica delle MICI
  • Endoscopia digestiva
  • Gestione farmacologica delle MICI
  • Trattamento medico e chirurgico delle MICI
  • Terapie di mantenimento e prevenzione delle recidive

Esperienza Clinica

L’attività professionale del Dr. Tonelli si concentra sulla presa in carico del paziente con patologia intestinale cronica, con particolare attenzione a:

  • Morbo di Crohn
  • Rettocolite Ulcerosa
  • Coliti infiammatorie
  • Disturbi funzionali intestinali

Ha maturato esperienza nella valutazione clinica personalizzata, nel monitoraggio dell’efficacia terapeutica e nell’adattamento delle strategie di trattamento nel tempo, secondo l’evoluzione della malattia.

Ambiti di Interesse Specialistico L’interesse clinico del Dr. Tonelli riguarda in particolare:

  • Terapia farmacologica nelle MICI
  • Uso della mesalazina nella terapia di mantenimento
  • Conoscenza delle terapie biologiche nelle forme moderate e gravi
  • Approccio multidisciplinare nella gestione delle patologie intestinali

La sua attività si fonda su un aggiornamento costante delle evidenze scientifiche e sull’applicazione delle raccomandazioni cliniche condivise a livello internazionale.

Attività Scientifica e Aggiornamento Professionale


Il Dr. Tonelli partecipa regolarmente ad attività di aggiornamento professionale, congressi scientifici e momenti di formazione dedicati alla gastroenterologia clinica e alle malattie infiammatorie intestinali.

L’approccio professionale è orientato alla medicina basata sulle evidenze (Evidence Based Medicine), con particolare attenzione alla sicurezza terapeutica e alla personalizzazione del trattamento.

Collaborazione Editoriale Il Dr. Pietro Tonelli collabora come referente medico per la supervisione dei contenuti a carattere gastroenterologico e chirurgico pubblicati sul sito informativo crohnrcu360.

A partire dal 2013 Il Dr. Pietro Tonelli ha iniziato una collaborazione con il Naturopata Bertucci Maurizio esperto in Metodologia Integrata per ampliare le opportunità di trattamento per i malati di Crohn e rettocolite ulcerosa, dopo aver approfondito il funzionamento dei programmi integrati per il Crohn e la rettocolite ulcerosa.

Gli articoli firmati o revisionati dal Dr. Tonelli hanno finalità informativa e divulgativa e non sostituiscono in alcun modo la valutazione medica specialistica individuale.

Nota Informativa Le informazioni presenti nei contenuti redatti o supervisionati dal Dr. Pietro Tonelli sono destinate a scopo informativo. Per decisioni terapeutiche è sempre necessario rivolgersi al proprio medico curante o allo specialista di riferimento.

Formazione e Percorso Accademico


Il Dr. Pietro Tonelli si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Firenze nel 1983 con il massimo dei voti e lode (110/110 e lode), discutendo una tesi dedicata alla perforazione nella malattia di Crohn, tema che avrebbe successivamente rappresentato uno dei suoi principali ambiti di interesse scientifico.

Nello stesso anno ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione medica ed è iscritto all’Albo dei Medici-Chirurghi della Provincia di Firenze dal 23 gennaio 1984 (n. 7748).

Nel 1988 ha ottenuto la Specializzazione in Chirurgia Generale con il massimo dei voti e lode, con una tesi riguardante le complicanze suppurative della pancreatite acuta necrotizzante. Successivamente. Nel 1993, ha conseguito la Specializzazione in Chirurgia Vascolare, anch’essa con il massimo dei voti.

Carriera Ospedaliera Dopo aver adempiuto agli obblighi di leva come sottotenente medico presso la Scuola di Sanità Militare di Firenze, il Dr. Tonelli ha intrapreso la carriera ospedaliera presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi.

Dal 1988 ha ricoperto il ruolo di Assistente Medico in Chirurgia Generale, divenendo successivamente Aiuto Corresponsabile e poi Dirigente Medico di Chirurgia Generale.

Nel 2008 è stato nominato responsabile del reparto Open Space di Chirurgia d’Urgenza dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi.

Nel 2016 ha assunto l’incarico di Dirigente Medico presso la SOC di Chirurgia Generale, Bariatrica e Metabolica dell’Azienda USL Toscana Centro – Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze.

È iscritto all’Albo dei Periti del Tribunale di Firenze per la Chirurgia Generale dal 2019 e all’Albo Nazionale dei Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU) dal 2024.

Esperienza Chirurgica

Nel corso della carriera ospedaliera ha eseguito oltre 10.000 interventi chirurgici come primo operatore o aiuto, con particolareesperienza riguardo alla chirurgia addominale open e laparoscopica. I principali ambiti di intervento hanno riguardato:

  • Patologie della giunzione esofago-gastrica
  • Chirurgia dello stomaco
  • Patologie epatiche e delle vie biliari
  • Chirurgia pancreatica
  • Patologie del colon-retto e dell’ano
  • Chirurgia della parete addominale
  • Chirurgia oncologica multidisciplinare
  • Ha svolto attività di Pronto Soccorso, emergenza chirurgica, consulenza interdipartimentale e attività ambulatoriale specialistica.

Formazione Internazionale e Aggiornamento Avanzato

Tra il 1991 e il 2010 ha approfondito la propria preparazione chirurgica anche in ambito internazionale, prestando servizio presso il Service de Chirurgie dell’Ospedale Paul Brousse di Villejuif (Parigi) e partecipando a corsi specialistici di chirurgia epato-biliare, pancreatica e d’urgenza in Italia e all’estero (Genova, Verona, Madrid, Bologna). L’aggiornamento continuo ha sempre rappresentato un elemento centrale del suo percorso professionale.

Attività Scientifica e Pubblicazioni parallelamente all’attività clinica. Il Dr. Tonelli ha sviluppato un’intensa attività di ricerca scientifica. È autore di una monografia intitolata: “Il linfedema dell’intestino (Malattia di Crohn). La patologia – La clinica – La terapia chirurgica”
(Giuseppe De Nicola Editore, Napoli, 2001)

Per tale lavoro nel 2002 è stato insignito del Premio “Ettore Ruggieri” dalla Società Italiana di Chirurgia. È inoltre autore e co-autore di oltre 160 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali.

I principali ambiti di ricerca includono:

  • Malattia di Crohn
  • Chirurgia del surrene
  • Patologia pancreatica
  • Chirurgia oncologica gastrica e polmonare
  • Tecniche avanzate di chirurgia laparoscopica

Attività Didattica Ha svolto attività di insegnamento in Semeiotica Chirurgica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Firenze, oltre ad attività di tutoring per studenti e medici specializzandi in Chirurgia Generale.

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