Come abbassare la calprotectina alta: il Metodo Integrato per Ridurre l’Infiammazione

Articolo scritto dal Dott. Pietro Tonelli, Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale ed esperto di Crohn e RCU

In breve: Se hai ritirato un referto con la calprotectina fecale alta, l’obiettivo principale è spegnere l’infiammazione della mucosa intestinale che sta causando l’aumento di questo valore. Per abbassarla in modo efficace e duraturo occorre agire contemporaneamente su più fronti: la terapia medica per controllare la fase acuta, l’alimentazione per favorire alimenti antinfiammatori e un percorso integrato per indirizzare i fattori chiave che stanno alla base dell’infiammazione.

Cosa fare per abbassare la calprotectina: il percorso in 5 passaggi

Una strategia ben coordinata per ottenere il risultato:

  1. Inquadrare la causa precisa: Lavorare con il gastroenterologo per identificare l’origine dell’infiammazione (es. Morbo di Crohn, Rettocolite Ulcerosa, infezioni o reazioni a farmaci come i FANS).
  2. Spegnere la fase acuta con la terapia medica: Seguire la cura farmacologica prescritta dallo specialista (come biologici, cortisonici o mesalazina), che rappresenta lo strumento più rapido e diretto per ridurre il reclutamento dei neutrofili e far scendere il valore della calprotectina.
  3. Agire sui fattori sottostanti (Metodologia Integrata Gastroenterica): Affiancare ai farmaci un percorso funzionale dedicato ad aiutare l’organismo a rimuovere le cause dell’infiammazione, sostenere il riequilibrio del microbiota, ridurre la permeabilità intestinale e sostenere il risanamento delle mucose, evitando che l’infiammazione si riaccenda.
  4. Adottare una nutrizione mirata: Modulare la dieta in base al livello di infiammazione attuale, riducendo gli alimenti irritanti per dare riposo alla mucosa e favorire la guarigione dei tessuti.
  5. Monitorare il trend nel tempo: Ripetere l’esame secondo le indicazioni mediche per verificare il calo progressivo del valore, che conferma il reale miglioramento della parete intestinale.

Più avanti il metodo per abbassare la calprotectina viene descritto nei dettagli.

Se hai la calprotectina alta questi sono i primi concetti utili

Ricevere un referto con calprotectina fecale alta può generare preoccupazione. Spesso una errata interpretazione può essere fonte di maggiore ansia.

La calprotectina è un marcatore dell’infiammazione intestinale: indica che nell’intestino è presente un processo infiammatorio, ma non ne identifica la causa. Per questo motivo un valore elevato deve sempre essere interpretato insieme ai sintomi, alla storia clinica e agli eventuali altri esami prescritti dal medico.

Abbassare la calprotectina significa individuare e trattare le cause che stanno provocando l’infiammazione intestinale. Nel caso del Morbo di Crohn e della Rettocolite Ulcerosa, il gastroenterologo può prescrivere farmaci antinfiammatori e, più specificamente, corticosteroidi (Deltacortene, Medrol, Clipper, Entocir ecc.), immunosoppressori (azatioprina, metotrexato), salicilati (mesalazina, salazopirina) e farmaci biologici (infliximab, adalimumab, vedolizumab, Stelara ecc.).

Molti pazienti riescono ad abbassare la calprotectina utilizzando questi farmaci; per altri, tuttavia, questo non è sufficiente. In questi casi può essere presa in considerazione la necessità di un approccio integrato, che affianchi alle cure prescritte dal gastroenterologo un percorso integrato finalizzato a risolvere o migliorare quei fattori che possono contribuire a mantenere attivi i processi infiammatori intestinali.

In questa guida troverai una spiegazione chiara e approfondita di tutto ciò che è maggiormente importante sapere: dal significato dei valori alle principali cause dell’aumento, fino alle strategie che possono favorire la riduzione dell’infiammazione intestinale.

In breve: come abbassare la calprotectina alta

La calprotectina si abbassa solo quando diminuisce l’infiammazione dell’intestino. Non esiste un integratore, un alimento o un farmaco in grado di ridurre stabilmente questo valore se la causa dell’infiammazione rimane presente. Quindi la calprotectina si abbassa in modo stabile solo indirizzando le cause dell’infiammazione.

Metodo per ottenere un miglioramento:

  • individuare la causa dell’aumento della calprotectina se non è già nota (morbo di Crohn, RCU ecc.);
  • seguire la terapia farmacologica indicata dal medico;
  • adottare un’alimentazione adeguata alla propria condizione clinica;
  • affiancare ai farmaci un adeguato programma integrato in coordinazione con il piano farmacologico
  • correggere gli eventuali fattori che mantengono attiva l’infiammazione, questo è il punto strategico fondamentale; mentre l’approccio farmacologico si occupa di abbassare l’infiammazione, un programma in base alla Metodologia Integrata Gastroenterica indirizza quegli squilibri che favoriscono il mantenimento del processo infiammatorio;
  • monitorare nel tempo l’andamento della calprotectina insieme agli altri esami.

La strategia è semplice; avendo una ferita causata da un coltello conficcato in una gamba, se vogliamo applicare le procedure per risanare la ferita dobbiamo prima estrarre il coltello. Allo stesso modo prima di una efficace azione antinfiammatoria e di risanamento delle mucose, è necessario rimuovere le cause dell’infiammazione.

Una progressiva riduzione della calprotectina rappresenta spesso uno dei segnali più affidabili che l’infiammazione intestinale sta realmente diminuendo. Nella sezione Farmaci, Integrazione ed approccio integrato vi sono ulteriori consigli su come abbassare la calprotectina.

I Criteri Utilizzati per Realizzare Questa Guida


Negli ultimi 13 anni abbiamo seguito numerosi pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), osservando come spesso il valore della calprotectina venga interpretato in modo errato o provochi preoccupazioni non sempre giustificate.

Questa guida non si limita a spiegare il significato di un numero riportato nel referto, ma aiuta a comprenderne il reale valore clinico, gli errori di interpretazione più frequenti e le strategie che, insieme al percorso farmacologico, possono contribuire a ridurre l’infiammazione intestinale e quindi ad abbassare i valori della calprotectina.

L’obiettivo è offrire un punto di riferimento completo, basato anche sull’esperienza maturata nella pratica clinica, affinché ogni lettore possa analizzare questo esame con maggiore consapevolezza.

Cos’è la calprotectina fecale e a cosa serve

La calprotectina fecale è una proteina presente in grandi quantità all’interno dei neutrofili, particolari globuli bianchi che intervengono quando nell’organismo è in corso un processo infiammatorio.

Quando l’intestino si infiamma, i neutrofili migrano verso la mucosa intestinale e rilasciano calprotectina, che viene successivamente eliminata con le feci. Per questo motivo è possibile misurarne la concentrazione attraverso un semplice esame delle feci.

In pratica, la calprotectina rappresenta un indicatore dell’infiammazione intestinale: più intensa è l’infiammazione, maggiore tende a essere la quantità di calprotectina rilevata nel campione.

È importante sottolineare che questo esame non identifica la causa dell’infiammazione, ma segnala semplicemente che è presente un’infiammazione a livello intestinale.

Perché viene richiesto questo esame?

La calprotectina fecale è oggi uno degli strumenti più utilizzati dai gastroenterologi perché consente di valutare e monitorare nel tempo, in modo semplice e non invasivo, la presenza di un’infiammazione dell’intestino.

L’esame può essere utile in diverse situazioni, tra cui:

  • distinguere con maggiore probabilità una malattia infiammatoria intestinale da un disturbo funzionale come la sindrome dell’intestino irritabile;
  • monitorare nel tempo l’attività del Morbo di Crohn e della Rettocolite Ulcerosa;
  • valutare la risposta alle terapie;
  • individuare una possibile riacutizzazione della malattia anche prima della comparsa dei sintomi;
  • decidere se siano necessari ulteriori accertamenti, come la colonscopia.

Grazie alla sua elevata sensibilità, la calprotectina è diventata uno degli esami di riferimento nel monitoraggio delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI).

Cosa NON indica la calprotectina

Uno degli errori più comuni è attribuire alla calprotectina un significato che in realtà non possiede.

Un valore elevato non significa automaticamente che una persona abbia il Morbo di Crohn o la Rettocolite Ulcerosa. Allo stesso modo, non permette da solo di diagnosticare un tumore del colon, una diverticolite o un’altra specifica patologia intestinale.

Allo stesso modo, un valore normale rende meno probabile la presenza di un’importante infiammazione intestinale, ma non esclude completamente tutte le possibili malattie dell’apparato digerente.

Perché questo esame è così importante nelle MICI

Nel Morbo di Crohn e nella Rettocolite Ulcerosa la calprotectina rappresenta uno dei marcatori più utili per seguire e monitorare l’andamento sia del morbo di Crohn. che della rettocolite ulcerosa

Calprotectina e rischio recidiva: l’andamento della calprotectina può essere utile anche nel monitoraggio della possibile riattivazione della malattia.

Nella nostra esperienza professionale, molti pazienti tendono a concentrarsi esclusivamente sui sintomi. In realtà, non è raro osservare situazioni in cui una persona riferisce di sentirsi discretamente bene mentre la calprotectina rimane ancora molto elevata, segnalando che l’infiammazione intestinale non è completamente sotto controllo.

Al contrario, una progressiva riduzione della calprotectina, soprattutto se accompagnata dal miglioramento dei sintomi e degli altri indici infiammatori, rappresenta spesso un segnale incoraggiante di risposta al trattamento.

Valori della calprotectina: quali sono normali e quando bisogna preoccuparsi

“La mia calprotectina è alta: devo preoccuparmi?”

La risposta è che non bisogna considerare soltanto il numero riportato nel referto. Lo stesso valore può avere un significato molto diverso a seconda dell’età della persona, dei sintomi presenti, della storia clinica e dell’eventuale diagnosi di una malattia infiammatoria intestinale.

Per questo motivo la calprotectina deve sempre essere interpretata nel suo contesto clinico e mai come un dato isolato.

Quali sono i valori normali della calprotectina?

Nella maggior parte dei laboratori, i valori vengono espressi in microgrammi per grammo di feci (µg/g). Sebbene gli intervalli di riferimento possano variare leggermente da un laboratorio all’altro, in genere si possono considerare le seguenti fasce orientative.

Valore della calprotectina e possibile interpretazione

Valore della calprotectina (µg/g)Significato clinicoInterpretazione
< 50Nella normaAssenza di infiammazione
50 – 120Borderline / lievePossibile ripetizione del test
120 – 250Moderatamente elevatoPossibile infiammazione intestinale
> 250ElevatoProbabile infiammazione significativa
500 – 1000 o piùMolto elevatoImportante attività infiammatoria

Questi intervalli hanno uno scopo puramente orientativo e non consentono da soli di formulare una diagnosi.

Una calprotectina alta significa sempre Morbo di Crohn o Rettocolite Ulcerosa?

No.

Questo è probabilmente l’errore di interpretazione più frequente. Sebbene valori elevati siano comuni nelle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), anche molte altre condizioni possono determinare un aumento della calprotectina. Ad esempio:

  • infezioni intestinali;
  • gastroenteriti acute;
  • diverticolite;
  • assunzione di alcuni farmaci, come gli antinfiammatori non steroidei (FANS);
  • polipi intestinali;
  • celiachia non controllata;
  • altre patologie infiammatorie dell’intestino.

Quando bisogna davvero preoccuparsi?

Più che il valore assoluto, i medici osservano diversi elementi contemporaneamente. Ad esempio:

  • la presenza di diarrea persistente;
  • sangue nelle feci;
  • perdita di peso involontaria;
  • anemia;
  • dolore addominale importante;
  • febbre;
  • aumento degli indici di infiammazione nel sangue;
  • andamento della calprotectina nel tempo.

Un singolo valore elevato non è sempre motivo di allarme immediato, mentre un aumento progressivo associato a sintomi significativi richiede una valutazione più approfondita. Quindi la calprotectina va valutata nell’insieme del contesto clinico.

L’evoluzione della calprotectina nel tempo è spesso più significativa del singolo risultato. Ad esempio:

una calprotectina che passa da 900 a 300 µg/g rappresenta generalmente un segnale favorevole, anche se il valore non è ancora rientrato nella norma;
al contrario, una calprotectina che aumenta progressivamente da 80 a 250 e successivamente a 600 µg/g suggerisce un’infiammazione in evoluzione che merita attenzione.

Un altro esempio utile che spesso abbiamo riscontrato: calprotectina stabilmente tra 200 e 400, PCR del tutto negativa, paziente quasi del tutto o del tutto asintomatico. Tale quadro pur richiedendo azioni adeguate è sicuramente meno grave di una calprotectina che si alza improvvisamente da 200 a 400 con il peggioramento dei sintomi ed una PCR elevata.

Esistono falsi positivi? Sì, in alcune circostanze la calprotectina può risultare elevata anche in assenza di una malattia infiammatoria cronica intestinale. Tra le possibili cause rientrano:

– infezioni intestinali temporanee;

– uso recente di FANS;

– preparazione non ottimale all’esame;

– sanguinamento intestinale;

– alcune condizioni infiammatorie transitorie.

Per questo motivo, soprattutto quando il valore è moderatamente aumentato e il paziente presenta pochi sintomi, il medico può decidere di ripetere l’esame dopo alcune settimane prima di procedere con ulteriori accertamenti.

La frequenza degli accertamenti del valore della calprotectina dipende esclusivamente dalla gravità e del relativo andamento del morbo di Crohn e della rettocolite ulcerosa

Va anche considerato che una infiammazione prolungata per anni è un fattore che può in alcuni casi favorire l’insorgenza di tumori per la nota correlazione tra infiammazione cronica e tumori. Tenendo sempre presente che il morbo di Crohn non è un tumore.

Valutazione complessiva

La calprotectina è uno strumento molto utile per valutare la presenza di un’infiammazione intestinale, ma il valore numerico non dovrebbe essere interpretato da solo.

Solo una valutazione complessiva consente di comprendere il reale significato del risultato e di scegliere il percorso diagnostico o terapeutico più appropriato. Tale valutazione complessiva dovrebbe includere:

– i sintomi riferiti dal paziente;
– la Proteina C Reattiva (PCR) e gli altri indici di infiammazione;
– gli eventuali esami endoscopici o radiologici; la storia clinica;
– l’andamento della calprotectina nel tempo.

Solo l’insieme di queste informazioni permette di stabilire se il valore osservato sia realmente indicativo di un’attività infiammatoria significativa.

In ogni caso un andamento costantemente elevato della calprotectina può essere messo in relazione con l’attività infiamamtoria intestinale e relativi effetti endoscopici.

Nella pratica clinica non è raro osservare persone che presentano una calprotectina moderatamente aumentata, pur avendo una Proteina C Reattiva nei limiti della norma, pochi sintomi o addirittura nessun disturbo rilevante.

Perchè la calprotectina può cambiare molto da un esame all’altro a parità di sintomi

Un aspetto poco conosciuto riguarda la naturale variabilità e limite della calprotectina fecale. La concentrazione della proteina può infatti variare anche tra campioni fecali raccolti in momenti diversi, pur in assenza di cambiamenti clinicamente rilevanti.

Per questo motivo, soprattutto quando le differenze sono modeste, il singolo valore deve essere interpretato con prudenza e sempre nel contesto complessivo della situazione clinica. Più del singolo valore conta la sua evoluzione nel tempo.

Quindi la domanda corretta è: “Come si inserisce questo valore nel mio quadro clinico complessivo?”

È dall’integrazione tra calprotectina, sintomi, visita medica, Proteina C Reattiva, altri esami di laboratorio e andamento nel tempo che è possibile ottenere una valutazione realmente utile per il paziente.

Il significato dei diversi valori di calprotectina da 50 a oltre 2000

Fatte queste premesse analizziamo i valori che più frequentemente generano domande

Calprotectina tra 50 e 120 µg/g

Si tratta di una fascia spesso definita borderline.

In molte persone questo risultato non è indice di una malattia importante. Può dipendere da una lieve infiammazione transitoria, da una recente gastroenterite, dall’assunzione di alcuni farmaci oppure da altre condizioni temporanee.

In presenza di pochi sintomi, il medico può semplicemente consigliare di ripetere l’esame dopo alcune settimane o mesi.

Calprotectina tra 120 e 250 µg/g

Quando il valore supera questa soglia aumenta la probabilità che sia presente un’infiammazione intestinale.

Ciò non significa necessariamente che si tratti del Morbo di Crohn o della Rettocolite Ulcerosa, ma il risultato merita una valutazione più approfondita, soprattutto se sono presenti diarrea persistente, dolore addominale, sangue nelle feci o perdita di peso.

In questa fascia diventa particolarmente importante integrare il dato della calprotectina con gli altri esami e con la visita gastroenterologica.


Calprotectina intorno a 300 µg/g

Un valore di circa 300 µg/g indica generalmente un’infiammazione intestinale di una certa rilevanza.

Nei pazienti con una MICI già diagnosticata può essere il segnale che la malattia non è ancora completamente sotto controllo, mentre in chi non ha ancora una diagnosi rappresenta un elemento che richiede ulteriori approfondimenti.

Anche in questo caso il numero, da solo, non permette di stabilire la causa dell’infiammazione.

Calprotectina intorno a 500 µg/g

Una calprotectina di 500 µg/g è frequentemente associata a un’attività infiammatoria significativa.

Può essere riscontrata durante una fase attiva del Morbo di Crohn o della Rettocolite Ulcerosa, ma anche in alcune infezioni intestinali o in altre patologie infiammatorie.

La valutazione deve sempre essere effettuata nel contesto clinico generale e non esclusivamente sulla base del valore numerico.

Calprotectina di 1000 µg/g o superiore

Valori pari o superiori a 1000 µg/g indicano spesso una marcata infiammazione intestinale.

Nei pazienti con MICI possono essere osservati durante le fasi di riacutizzazione della malattia. Tuttavia, anche in presenza di valori molto elevati, è necessario identificare con precisione la causa dell’infiammazione attraverso la valutazione specialistica e gli eventuali esami di approfondimento.

È importante sottolineare che un valore molto alto non indica automaticamente una situazione irreversibile o più grave di un’altra, ma segnala semplicemente che il processo infiammatorio è particolarmente intenso.

Calprotectina oltre 2000 µg/g

Anche valori estremamente elevati, superiori a 2000 µg/g, possono essere riscontrati in alcune persone con una forte infiammazione intestinale.

Un dato di questo tipo richiede sempre una valutazione medica tempestiva, ma non permette da solo di stabilire quale sia la malattia responsabile né di prevederne l’evoluzione.

Nella pratica clinica esistono pazienti che, grazie a un trattamento efficace, riescono a ottenere una progressiva riduzione della calprotectina anche partendo da valori molto elevati.

Come abbassare la calprotectina alta

Molte persone cercano una risposta semplice a questa domanda: “come posso abbassare la calprotectina?” e la risposta è diversa da quella che spesso si legge online.

Le principali cause di una calprotectina alta:

– Morbo di Crohn;
– Rettocolite Ulcerosa;
– infezioni intestinali;
– gastroenteriti;
– diverticolite;
– celiachia non controllata;

– polipi o tumori del colon;
– intestino irritabile
– utilizzo di alcuni farmaci, come gli antinfiammatori non steroidei (FANS);
– altre patologie infiammatorie dell’intestino.

Solo identificando la causa è poi possibile impostare il trattamento più appropriato; ad esempio nel caso del morbo di Crohn non è sufficiente abbassare l’infiammazione con mesalazina, azatioprina, cortisonici o biologici ma è necessario indirizzare le cause del Crohn o della rettocolite ulcerosa.

La calprotectina non è una malattia in sé stessa, ma un indicatore dell’infiammazione intestinale. Di conseguenza per abbassarla in modo stabile è necessario indirizzare i fattori sottostanti che stanno alla base dell’infiammazione  ciò che bisogna trattare è la causa che ha provocato l’infiammazione.

Questo è l’aspetto più rilevante dei programmi integrati per il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa i quali aiutano l’organismo su questo preciso punto: riequilibrare le cause che stanno alla base dei processi infiammatori.

Le modalità per intraprendere questi percorsi per il Crohn e la RCU sono descritte nell’articolo dedicato al Metodo Bertucci.

L’alimentazione può influenzare la calprotectina?

L’alimentazione non sostituisce le cure mediche, ma può contribuire a ridurre gli stimoli infiammatori e ad alleviare i sintomi in molte persone.

Conseguentemente l’alimentazione può giocare un ruolo importante anche se non principale per il controllo della calprotectina.

Esiste una dieta specifica per abbassare la calprotectina?

Esiste un regime alimentare che aiuta l’organismo nelle sue funzioni antinfiammatorie evitando gli alimenti più irritanti e più infiammatori.

Un’ alimentazione adeguata che favorisce i processi antinfiammatori e che evita gli alimenti infiammatori in concomitanza con uno specifico programma di integrazione, può contribuire alla riduzione della calprotectina in aggiunta e sinergia con il piano farmacologico specifico.

Alimenti che possono aumentare i livelli di calprotectina

Alcuni alimenti possono risultare poco favorevoli all’equilibrio intestinale e, in determinate persone, contribuire a una maggiore risposta infiammatoria:

  • Alimenti industriali: fast food, snack confezionati e piatti pronti possono contenere grassi, conservanti e numerosi additivi.
  • Glutine di frumento: il frumento può contribuire a disturbi e irritazione intestinale soprattutto se il glutine è modificato geneticamente
  • Latticini: latte e derivati possono essere poco tollerati da alcune persone, soprattutto in presenza di sensibilità al lattosio o alle proteine del latte.
  • Zuccheri: un consumo elevato di zuccheri semplici e prodotti dolci può alterare l’equilibrio intestinale e creare condizioni sfavorevoli.
  • Alcol e caffeina: se assunti in quantità elevate, possono irritare la mucosa intestinale e accentuare alcuni disturbi digestivi.

Gli alimenti che possono abbassare i livelli di calprotectina

Al contrario, alcuni alimenti possono favorire un ambiente intestinale più equilibrato e contribuire al controllo dei processi infiammatori:

  • Fibre solubili: alimenti come la mela, oltre ad altre fonti di fibre solubili, possono favorire l’equilibrio intestinale.
  • Acidi grassi Omega-3: pesce grasso come salmone, sgombro e sardine, insieme a semi di lino e noci, fornisce grassi dalle proprietà antinfiammatorie.
  • Frutti di bosco e melograno: ricchi di polifenoli e sostanze antiossidanti, possono contribuire a contrastare lo stress ossidativo.
  • Alimenti ricchi di antiossidanti: spinaci, cavoli, broccoli e altri vegetali apportano numerose sostanze utili al mantenimento delle naturali difese dell’organismo.
  • Erbe e spezie: curcuma e zenzero sono tradizionalmente utilizzati per le loro proprietà antinfiammatorie e possono rappresentare un valido complemento nell’alimentazione.

Ogni paziente presenta caratteristiche diverse, la tolleranza agli alimenti può variare sensibilmente e le differenze sono facilmente individuabili tramite un valido test per le intolleranze. Esistono comunque delle regole generali che valgono per la maggior parte delle persone e dei malati e tali regole si trovato nella:

Guida completa per l’alimentazione per il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa

Seguire le indicazioni specificate in questa guida rappresenta il modo migliore dal punto di vista dell’alimentazione per tenere sotto controllo o abbassare la calprotectina.

Farmaci, alimentazione e approccio integrato

Quando la calprotectina è elevata, il primo obiettivo è sempre ridurre l’infiammazione intestinale.

Nelle persone affette da Morbo di Crohn o Rettocolite Ulcerosa questo risultato viene spesso ottenuto grazie alle terapie standard prescritte dal gastroenterologo, come la mesalazina, i corticosteroidi, gli immunosoppressori o i farmaci biologici. Quando la terapia risulta efficace, anche la calprotectina tende generalmente a diminuire nel tempo.

Tuttavia, non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo ai trattamenti farmacologici. In alcuni casi la risposta può essere solo parziale, mentre altre persone, sempre dopo essersi confrontate con il proprio medico, desiderano affiancare alle terapie convenzionali un percorso complementare volto a sostenere la salute dell’intestino e del colon.

Per tali motivi i migliori risultati si ottengono affiancando al piano farmacologico un programma secondo i principi della Metodologia Integrata Gastroenterica.

Quando è indicato un approccio integrato, questo viene costruito in modo personalizzato, tenendo conto della storia clinica della persona, della fase della malattia, dei sintomi predominanti, dell’alimentazione, degli esami di laboratorio e delle eventuali terapie in corso.

Una parte fondamentale dei programmi integrati per il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa è il programma intestinale in tre o cinque fasi. Questo programma consente con la giusta sequenza di azioni:

  • Contrastare la presenza di parassiti, funghi e batteri patogeni intestinali
  • Ristabilire il corretto equilibrio del microbiota intestinale
  • Risanare le mucose di intestino e colon quindi:
  • Ripristinare il corretto assorbimento dei nutrienti
  • Ripristinare la corretta funzione di barriera immunitaria del nostro intestino
  • Sostenere l’organismo nel risanamento di ulcere, erosioni, afte ecc.

Nella nostra esperienza ultradecennale i risultati positivi con i programmi integrati sono nell’ordine delle centinaia e sono molte le relative testimonianze.

Gli integratori possono abbassare la calprotectina?

Attualmente esistono molti casi documentati, alcuni dei quali mostrati di seguito, che mostrano in modo chiaro ed evidente come gli integratori possano contribuire all’abbassamento della calprotectina all’interno di un programma completo sia medico-farmacologico che integrato.

L’efficacia degli integratori deriva da una precisa impostazione di programmi specifici con diversi integratori che agiscono in modo sinergico agendo contemporaneamente su quei fattori che stanno alla base dei processi infiammatori e che sono più dettagliatamente spiegati nell’articolo sulle cause del morbo di Crohn. Molte di queste cause valgono anche per la RCU.

Ovviamente tali programmi devono essere in allineamento con il piano farmacologico che non va interrotto se non sotto la direzione del Gastroenterologo.

Quanto tempo serve per abbassare la calprotectina?

Non esiste una risposta generale in quanto l’esperienza dimostra una ampia variabilità. Utilizzando cortisonici potenti come il metilprednisolone possono anche volerci pochi giorni mentre con un farmaco come l’Entocir (cortisonico più leggero) possono volerci mesi.

Possiamo però vedere i seguenti casi in cui la calprotectina è scesa considerevolmente tramite l’approccio integrato tra farmaci e Metodologia Integrata Gastroenterica con la tempistica indicata nella tabella.

Casi reali di riduzione della calprotectina

Nell’esperienza maturata nel nostro percorso clinico una delle domande che ci viene posta più frequentemente è:

“Avete seguito pazienti nei quali la calprotectina si è realmente ridotta nel tempo tramite i programmi integrati?”

La risposta è affermativa

Nel corso degli anni abbiamo raccolto numerose testimonianze di pazienti affetti da Morbo di Crohn e Rettocolite Ulcerosa che hanno scelto di affiancare alle cure del proprio gastroenterologo un percorso personalizzato di Metodologia Integrata Gastroenterica.

Naturalmente ogni persona presenta caratteristiche differenti e nessun risultato può essere considerato automaticamente riproducibile in altri pazienti. Tuttavia riteniamo utile condividere alcuni casi reali, riportati in forma anonima, per mostrare come la calprotectina possa evolvere nel tempo quando viene monitorata durante un percorso personalizzato.

Questi esempi hanno uno scopo esclusivamente informativo e non rappresentano una promessa di risultato, poiché ogni percorso clinico è diverso e ogni paziente risponde in modo differente.

Alcuni Esempi di Riduzione della Calprotectina in casi che hanno seguito i programmi integrati

Come si può osservare, i tempi di riduzione della calprotectina sono estremamente variabili.

In alcuni pazienti il miglioramento è stato relativamente rapido, mentre in altri il valore si è ridotto progressivamente nell’arco di diversi mesi. Questo conferma ancora una volta come sia poco utile confrontare il proprio risultato con quello di altri pazienti. Ogni intestino ha infatti tempi di recupero differenti. Mentre esistono molte più testimonianze scritte dagli stessi malati di seguito elenchiamo alcuni casi specifici con una premessa:

I casi riportati sono esperienze individuali osservate in percorsi personalizzati. Non rappresentano una garanzia di risultato, non sostituiscono la valutazione medica e non permettono di prevedere la risposta di altri pazienti.

Caso 1 – Morbo di Crohn

Una paziente con Morbo di Crohn presentava una stenosi intestinale importante e una calprotectina pari a 500 μg/g.

Dopo avere deciso di affiancare alle cure del gastroenterologo un percorso personalizzato della Metodologia Integrata Gastroenterica, la calprotectina è progressivamente diminuita fino a 28 μg/g nell’arco di circa dodici mesi.

Parallelamente la paziente ha riferito una marcata riduzione dei dolori addominali, la risoluzione dell’anemia e il rinvio dell’intervento chirurgico inizialmente prospettato. “Pensavo che l’intervento fosse ormai inevitabile. Oggi la mia calprotectina è passata da 500 a 28 μg/g e sono tornata a vivere una vita normale.”

Caso 2 – Rettocolite Ulcerosa

Una paziente affetta da Rettocolite Ulcerosa presentava una calprotectina di circa 3000 μg/g. Dopo l’inizio del percorso integrato il valore è progressivamente diminuito fino a 300 μg/g nel giro di circa un mese.

La paziente ha inoltre riferito un netto miglioramento della qualità della vita e della sintomatologia intestinale.

“Quando ho visto gli esami quasi non ci credevo. Da 3000 a 300 μg/g in un solo mese.”

Caso 3 – Morbo di Crohn

Un paziente con Morbo di Crohn presentava una calprotectina superiore a 7000 μg/g. Dopo alcuni mesi di percorso personalizzato il valore è progressivamente diminuito fino a circa 350 μg/g.

Contemporaneamente il paziente ha riferito una progressiva scomparsa dei principali disturbi intestinali.

Caso 4 – Morbo di Crohn Pediatrico

Nel caso di un giovane paziente affetto da Morbo di Crohn, la calprotectina è passata da 900 a 110 μg/g nell’arco di circa due mesi.

Secondo quanto riferito dalla famiglia, il percorso ha previsto un’alimentazione personalizzata associata ad un programma di integrazione adattato alle esigenze del ragazzo.

Cosa ci insegnano questi casi?

Pur trattandosi di esperienze individuali, questi casi presentano alcuni elementi comuni.

Il primo è che la riduzione della calprotectina richiede quasi sempre tempo, costanza e un monitoraggio regolare.

Il secondo è che ogni paziente segue un percorso diverso: esistono persone che ottengono un miglioramento in poche settimane e altre che necessitano di molti mesi.

Infine, c’è un aspetto che nella nostra esperienza si è dimostrato fondamentale: non è il singolo integratore o farmaco a fare la differenza.

I risultati migliori si osservano quando ogni intervento viene personalizzato in base alla storia clinica, ai sintomi, agli esami di laboratorio, all’alimentazione, alle eventuali terapie farmacologiche e alla fase della malattia.

È per questo motivo che preferiamo parlare di percorso personalizzato piuttosto che di semplice integrazione.

La calprotectina, nella nostra esperienza, non diminuisce perché esiste un “prodotto miracoloso”, ma perché l’infiammazione intestinale viene affrontata attraverso un insieme coordinato di interventi costruiti sulla singola persona e spesso con l’utilizzo di fasi eseguite in sequenza logica

Domande frequenti sulla calprotectina alta

La calprotectina alta è sempre sintomo di una malattia grave? No.

Una calprotectina elevata indica la presenza di un’infiammazione intestinale, ma non permette di stabilirne automaticamente la gravità. In alcuni casi può dipendere da un’infezione intestinale temporanea, mentre in altri può essere associata a malattie infiammatorie croniche intestinali come il Morbo di Crohn o la Rettocolite Ulcerosa.

Per questo motivo il risultato deve sempre essere interpretato nel contesto clinico complessivo.

Una calprotectina alta significa avere un tumore?

No.

La calprotectina non è un esame per diagnosticare il tumore del colon-retto.

Alcune neoplasie possono essere associate a valori elevati, ma la maggior parte delle persone con calprotectina alta non ha un tumore. Se il medico ritiene opportuno approfondire il quadro clinico, prescriverà gli accertamenti più indicati, come la colonscopia.

Lo stress può far aumentare la calprotectina?

Lo stress cronico può influenzare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, cioè il sistema che regola anche la produzione del cortisolo endogeno, uno dei principali ormoni coinvolti nella modulazione fisiologica dell’infiammazione. Quando questo sistema perde efficienza o non riesce più a compensare adeguatamente il carico infiammatorio, il quadro intestinale può diventare più instabile, soprattutto nelle persone con MICI.

La sindrome dell’intestino irritabile fa aumentare la calprotectina?

Nella maggior parte dei casi no, ma in alcuni casi si.

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo funzionale e, generalmente, la calprotectina rimane nei limiti della norma, è anche vero che prima che si sviluppi una malattia di Crohn con tutte le sue manifestazioni esistono degli stadi intermedi che possono implicare un aumento della calprotectina.

Proprio per questo motivo l’esame viene spesso utilizzato per aiutare il medico a distinguere un disturbo funzionale da una possibile malattia infiammatoria intestinale.

È possibile avere una colonscopia normale con la calprotectina alta? Sì.

Può accadere, ad esempio, quando l’infiammazione interessa tratti dell’intestino non facilmente valutabili con la colonscopia, oppure quando l’aumento della calprotectina è legato a cause temporanee o a condizioni che richiedono ulteriori approfondimenti.

Sarà lo specialista a decidere se siano necessari altri esami.

Dopo quanto tempo la calprotectina torna normale?

Dipende dalla causa dell’infiammazione e dalla risposta alle terapie.

In alcune persone il miglioramento può essere osservato dopo poche settimane, mentre in altre possono essere necessari diversi mesi. Per questo motivo è importante non trarre conclusioni da un singolo controllo, ma valutare l’andamento nel tempo.

Se la calprotectina diminuisce significa che sono guarito?

Non necessariamente.

Una riduzione della calprotectina è certamente un segnale positivo, perché indica che l’infiammazione intestinale si sta riducendo.

Tuttavia, soprattutto nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, il risultato deve essere interpretato insieme ai sintomi, agli altri esami e alla valutazione del gastroenterologo.

Gli errori più comuni da evitare

Nel corso degli anni ho osservato alcuni errori ricorrenti che possono generare ansia inutile o portare a decisioni sbagliate.

1. Fissarsi esclusivamente sul numero

La calprotectina è un indicatore molto utile, ma rappresenta solo uno degli elementi che il medico considera nella valutazione complessiva.

2. Ripetere continuamente l’esame

Eseguire controlli troppo ravvicinati raramente aggiunge informazioni utili e può aumentare inutilmente la preoccupazione.

3. Sospendere autonomamente i farmaci

Un miglioramento della calprotectina non giustifica mai la sospensione della terapia senza aver consultato il medico.

4. Cercare il “prodotto miracoloso”

Non esiste il singolo integratore in grado di abbassare con certezza la calprotectina in tutti i pazienti, ma esistono programmi personalizzati che includono anche integratori che hanno dato ottimi risultati.

Quando si osserva un miglioramento, questo è generalmente il risultato di un percorso terapeutico complessivo e personalizzato.

5. Eliminare numerosi alimenti senza motivo

Le restrizioni alimentari non giustificate possono aumentare il rischio di carenze nutrizionali e peggiorare la qualità della vita, senza offrire reali benefici sull’infiammazione.


Articolo scritto dal Dott. Pietro Tonelli, Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale ed esperto in Crohn e RCU

Il Dr. Pietro Tonelli è medico specialista in Chirurgia Generale con esperienza clinica nella diagnosi e nel trattamento delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), tra cui Morbo di Crohn e Rettocolite Ulcerosa.

Nel corso della sua attività professionale ha maturato competenze specifiche nella gestione delle terapie farmacologiche di mantenimento, nel monitoraggio a lungo termine dei pazienti affetti da patologie intestinali croniche e nell’inquadramento clinico delle forme infiammatorie complesse dell’apparato digerente.

Formazione Accademica

Il Dr. Tonelli ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia e successivamente la Specializzazione in Chirurgia Generale, dedicandosi in modo particolare allo studio delle patologie infiammatorie intestinali ed all’approfondimento dei protocolli farmacologici terapeutici basati sulle linee guida internazionali. Durante il percorso formativo ha sviluppato competenze nell’ambito della:

  • Diagnostica delle malattie infiammatorie croniche intestinali
  • Gestione farmacologica delle MICI
  • Endoscopia digestiva
  • Gestione farmacologica delle MICI
  • Trattamento medico e chirurgico delle MICI
  • Terapie di mantenimento e prevenzione delle recidive

Esperienza Clinica

L’attività professionale del Dr. Tonelli si concentra sulla presa in carico del paziente con patologia intestinale cronica, con particolare attenzione a:

  • Morbo di Crohn
  • Rettocolite Ulcerosa
  • Coliti infiammatorie
  • Disturbi funzionali intestinali

Ha maturato esperienza nella valutazione clinica personalizzata, nel monitoraggio dell’efficacia terapeutica e nell’adattamento delle strategie di trattamento nel tempo, secondo l’evoluzione della malattia.

Ambiti di Interesse Specialistico L’interesse clinico del Dr. Tonelli riguarda in particolare:

  • Terapia farmacologica nelle MICI
  • Uso della mesalazina nella terapia di mantenimento
  • Conoscenza delle terapie biologiche nelle forme moderate e gravi
  • Approccio multidisciplinare nella gestione delle patologie intestinali

La sua attività si fonda su un aggiornamento costante delle evidenze scientifiche e sull’applicazione delle raccomandazioni cliniche condivise a livello internazionale.

Attività Scientifica e Aggiornamento Professionale


Il Dr. Tonelli partecipa regolarmente ad attività di aggiornamento professionale, congressi scientifici e momenti di formazione dedicati alla gastroenterologia clinica e alle malattie infiammatorie intestinali.

L’approccio professionale è orientato alla medicina basata sulle evidenze (Evidence Based Medicine), con particolare attenzione alla sicurezza terapeutica e alla personalizzazione del trattamento.

Collaborazione Editoriale Il Dr. Pietro Tonelli collabora come referente medico per la supervisione dei contenuti a carattere gastroenterologico e chirurgico pubblicati sul sito informativo crohnrcu360.

A partire dal 2013 Il Dr. Pietro Tonelli ha iniziato una collaborazione con il Naturopata Bertucci Maurizio esperto in Metodologia Integrata per ampliare le opportunità di trattamento per i malati di Crohn e rettocolite ulcerosa, dopo aver approfondito il funzionamento dei programmi integrati per il Crohn e la rettocolite ulcerosa.

Gli articoli firmati o revisionati dal Dr. Tonelli hanno finalità informativa e divulgativa e non sostituiscono in alcun modo la valutazione medica specialistica individuale.

Nota Informativa Le informazioni presenti nei contenuti redatti o supervisionati dal Dr. Pietro Tonelli sono destinate a scopo informativo. Per decisioni terapeutiche è sempre necessario rivolgersi al proprio medico curante o allo specialista di riferimento.

Formazione e Percorso Accademico


Il Dr. Pietro Tonelli si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Firenze nel 1983 con il massimo dei voti e lode (110/110 e lode), discutendo una tesi dedicata alla perforazione nella malattia di Crohn, tema che avrebbe successivamente rappresentato uno dei suoi principali ambiti di interesse scientifico.

Nello stesso anno ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione medica ed è iscritto all’Albo dei Medici-Chirurghi della Provincia di Firenze dal 23 gennaio 1984 (n. 7748).

Nel 1988 ha ottenuto la Specializzazione in Chirurgia Generale con il massimo dei voti e lode, con una tesi riguardante le complicanze suppurative della pancreatite acuta necrotizzante. Successivamente. Nel 1993, ha conseguito la Specializzazione in Chirurgia Vascolare, anch’essa con il massimo dei voti.

Carriera Ospedaliera Dopo aver adempiuto agli obblighi di leva come sottotenente medico presso la Scuola di Sanità Militare di Firenze, il Dr. Tonelli ha intrapreso la carriera ospedaliera presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi.

Dal 1988 ha ricoperto il ruolo di Assistente Medico in Chirurgia Generale, divenendo successivamente Aiuto Corresponsabile e poi Dirigente Medico di Chirurgia Generale.

Nel 2008 è stato nominato responsabile del reparto Open Space di Chirurgia d’Urgenza dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi.

Nel 2016 ha assunto l’incarico di Dirigente Medico presso la SOC di Chirurgia Generale, Bariatrica e Metabolica dell’Azienda USL Toscana Centro – Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze.

È iscritto all’Albo dei Periti del Tribunale di Firenze per la Chirurgia Generale dal 2019 e all’Albo Nazionale dei Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU) dal 2024.

Esperienza Chirurgica

Nel corso della carriera ospedaliera ha eseguito oltre 10.000 interventi chirurgici come primo operatore o aiuto, con particolareesperienza riguardo alla chirurgia addominale open e laparoscopica. I principali ambiti di intervento hanno riguardato:

  • Patologie della giunzione esofago-gastrica
  • Chirurgia dello stomaco
  • Patologie epatiche e delle vie biliari
  • Chirurgia pancreatica
  • Patologie del colon-retto e dell’ano
  • Chirurgia della parete addominale
  • Chirurgia oncologica multidisciplinare
  • Ha svolto attività di Pronto Soccorso, emergenza chirurgica, consulenza interdipartimentale e attività ambulatoriale specialistica.

Formazione Internazionale e Aggiornamento Avanzato

Tra il 1991 e il 2010 ha approfondito la propria preparazione chirurgica anche in ambito internazionale, prestando servizio presso il Service de Chirurgie dell’Ospedale Paul Brousse di Villejuif (Parigi) e partecipando a corsi specialistici di chirurgia epato-biliare, pancreatica e d’urgenza in Italia e all’estero (Genova, Verona, Madrid, Bologna). L’aggiornamento continuo ha sempre rappresentato un elemento centrale del suo percorso professionale.

Attività Scientifica e Pubblicazioni parallelamente all’attività clinica. Il Dr. Tonelli ha sviluppato un’intensa attività di ricerca scientifica. È autore di una monografia intitolata: “Il linfedema dell’intestino (Malattia di Crohn). La patologia – La clinica – La terapia chirurgica”
(Giuseppe De Nicola Editore, Napoli, 2001)

Per tale lavoro nel 2002 è stato insignito del Premio “Ettore Ruggieri” dalla Società Italiana di Chirurgia. È inoltre autore e co-autore di oltre 160 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali.

I principali ambiti di ricerca includono:

  • Malattia di Crohn
  • Chirurgia del surrene
  • Patologia pancreatica
  • Chirurgia oncologica gastrica e polmonare
  • Tecniche avanzate di chirurgia laparoscopica

Attività Didattica Ha svolto attività di insegnamento in Semeiotica Chirurgica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Firenze, oltre ad attività di tutoring per studenti e medici specializzandi in Chirurgia Generale.

Assistenza e contatti

Dal Cruscotto del sito puoi accedere rapidamente a tutte le principali aree, agli articoli e ai servizi disponibili.

  • Dr. Pietro Tonelli – Medico Chirurgo, esperto di morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa
  • Maurizio Bertucci – Naturopata specializzato in Metodologia Integrata Gastroenterica

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consulenza professionale per il Morbo di Crohn e la RCU

    Riferimenti Scientifici e Linee Guida

    Linee Guida Internazionali e Target Terapeutici

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    • Maaser C, Sturm A, Vavricka SR, et al. – ECCO-ESGAR Guideline for Diagnostic Assessment in IBD Part 1: Initial diagnosis, monitoring of known IBD, detection of complications. Journal of Crohn’s and Colitis, 2019; 13(2): 144-164. doi: 10.1093/ecco-jcc/jjy161.
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    Accuratezza Diagnostica e Correlazione Endoscopica / Guarigione Mucosa

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    • Autori Vari – Fecal Calprotectin for the Diagnosis and Management of Inflammatory Bowel Diseases. Clinical Gastroenterology and Hepatology, 2023.

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