
Come leggere un esito istologico del morbo di Crohn: guida pratica alla lettura del referto istologico nel Crohn e nella RCU a cura del Dr. Pietro Tonelli medico chirurgo
Articolo scritto dal Dott. Pietro Tonelli, Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale ed esperto in Crohn e RCU
Introduzione
Se hai appena ritirato il referto di una colonscopia con istologico e non capisci cosa significhino questi termini, in questo articolo troverai spiegazioni semplici e complete. La prima parte è costituita da un glossario mentre nella seconda parte è una trattazione più descrittiva dell’argomento dove sono riportati altri dettagli degli stessi termini presenti nel glossario cercando di contestualizzarli all’interno del quadro generale delle malattie infiammatorie croniche intestinali. In questa seconda parte i reperti più frequenti sono in grassetto per cui scorrendo rapidamente il testo è possibile trovare quello che più interessa.
Per ulteriori approfondimenti in materia si consiglia di leggere la guida di anatomo-patologia per il Crohn del Dr Pietro Tonelli.
Inoltre se desideri una spiegazione completa del tuo referto o hai altre domande puoi contattarci con le modalità descritte in fondo all’articolo oppure utilizzando i contatti del sito


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GLOSSARIO ISTOLOGICO COMPLETO (Malattia di Crohn e Rettocolite Ulcerosa)
Architettura conservata
Definizione
Indica che la struttura delle cripte intestinali mantiene la disposizione regolare e parallela tipica della mucosa sana. Le ghiandole non appaiono deformate né ramificate.
Significato clinico
Può suggerire una fase iniziale di malattia o un’infiammazione lieve. In alcuni casi può essere presente anche durante la remissione.
Gravità
Generalmente associata a quadri lievi.
Reversibilità
Non è una lesione, ma un segno di struttura ancora integra.
Area disepitelizzata
Definizione
Un’area disepitelizzata è una zona della mucosa intestinale in cui lo strato superficiale di cellule (epitelio) è assente o danneggiato. In pratica, la superficie protettiva della mucosa risulta “scoperta”.
Significato clinico
Indica la presenza di un danno mucoso, spesso legato a un processo infiammatorio attivo. Può essere associata a erosioni superficiali o a ulcerazioni iniziali.
Gravità
Generalmente lieve-moderata se superficiale. La gravità aumenta se il danno è esteso o profondo.
Reversibilità
Sì. L’epitelio intestinale ha una buona capacità rigenerativa quando l’infiammazione viene controllata.
Ascesso criptico
Definizione
Accumulo di neutrofili (globuli bianchi) all’interno delle cripte intestinali, talvolta con formazione di materiale purulento visibile al microscopio.
Significato clinico
È un segno di infiammazione attiva della mucosa e rappresenta uno dei reperti più tipici nelle fasi acute della rettocolite ulcerosa.
Gravità
Indica attività di malattia, ma non necessariamente una forma severa.
Reversibilità
Sì, tende a regredire con il controllo dell’infiammazione.
Aspetto a ciottolato / cobblestone
Definizione:
L’aspetto a ciottolato descrive una mucosa intestinale caratterizzata dall’alternanza di aree rilevate e di solchi o ulcerazioni, che conferiscono alla superficie un aspetto simile a quello di una pavimentazione in ciottoli.
Significato clinico: È un reperto endoscopico particolarmente caratteristico del morbo di Crohn. È generalmente dovuto all’alternanza tra ulcerazioni profonde e lembi di mucosa residua che rimangono rilevati.
Gravità:
È generalmente indicativo di un interessamento intestinale significativo, soprattutto quando associato a ulcerazioni profonde, stenosi o altre alterazioni tipiche del Crohn. La sua presenza, tuttavia, deve essere valutata insieme all’insieme dei reperti endoscopici.
Reversibilità:
Può migliorare con il controllo dell’infiammazione, anche se le alterazioni strutturali della mucosa possono persistere. La scomparsa completa dell’aspetto a ciottolato dipende dall’entità del danno e dalla sua evoluzione.
Atrofia della mucosa
Definizione: L’atrofia della mucosa indica una riduzione dello spessore o della struttura normale della mucosa intestinale, con una diminuzione o un’alterazione delle strutture che la compongono.
Significato clinico: Può essere associata a un processo infiammatorio cronico e a modificazioni della normale architettura della mucosa. Nell’esame istologico può riguardare, in particolare, l’atrofia delle cripte, che diventano più corte e possono risultare maggiormente distanziate tra loro.
Gravità: Indica un’alterazione strutturale della mucosa, ma la sua importanza dipende dall’entità dell’atrofia e dalla presenza contemporanea di altri segni di infiammazione cronica o attiva.
Reversibilità: Può essere parzialmente o completamente reversibile quando l’atrofia è conseguenza di un processo infiammatorio controllabile. Nei casi in cui si siano instaurate modificazioni strutturali più persistenti, il recupero può essere incompleto.
Attività di malattia (istologica)
Definizione
Presenza di segni microscopici di infiammazione acuta, come infiltrato neutrofilo, erosioni o ulcerazioni.
Significato clinico
Indica che la malattia è attivamente infiammatoria al momento della biopsia.
Gravità
Variabile in base all’estensione e alla profondità delle lesioni.
Reversibilità
Sì, può normalizzarsi con terapia efficace.


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Colite cronica aspecifica
Definizione
Quadro istologico di infiammazione cronica del colon senza caratteristiche sufficienti per definire con certezza Crohn o rettocolite ulcerosa.
Significato clinico
Può rappresentare una fase iniziale o una forma non ancora completamente caratterizzata.
Gravità
Variabile.
Reversibilità
Possibile, soprattutto nelle forme lievi o transitorie.
Congestione vascolare / iperemia
Definizione: La congestione vascolare o iperemia indica un aumento della quantità di sangue presente nei piccoli vasi della mucosa intestinale, che assume generalmente un aspetto più rosso del normale.
Significato clinico: È un reperto endoscopico che può essere associato a un processo infiammatorio della mucosa. Può comparire nelle fasi iniziali o lievi dell’infiammazione ed è frequentemente descritto insieme ad altri segni, come perdita del normale pattern vascolare, granularità o friabilità.
Gravità: La sola iperemia non indica necessariamente una forma grave di malattia. La sua importanza deve essere valutata insieme agli altri reperti endoscopici: erosioni, ulcerazioni, friabilità e sanguinamento hanno generalmente un peso maggiore nella valutazione dell’attività infiammatoria.
Reversibilità: Sì. L’iperemia legata all’infiammazione può ridursi e scomparire quando il processo infiammatorio viene controllato.
Deplezione mucinica o muciparia
Definizione
Riduzione del contenuto di muco nelle cellule caliciformi dell’epitelio intestinale. Al microscopio le cellule appaiono “svuotate”.
Significato clinico
È un segno di infiammazione attiva, in cui la mucosa perde temporaneamente la sua capacità protettiva.
Gravità
Indica attività infiammatoria.
Reversibilità
Sì, con la remissione l’epitelio può recuperare la capacità di produrre muco.
Displasia
Definizione
Alterazione anomala delle cellule dell’epitelio intestinale, con modificazioni della forma e dell’organizzazione nucleare.
Significato clinico
È considerata una lesione precancerosa e richiede monitoraggio attento nelle malattie infiammatorie croniche di lunga durata.
Gravità
Può essere di basso, medio o alto grado; quest’ultima è più significativa dal punto di vista oncologico.
Reversibilità
Non sempre reversibile; richiede sempre un intervento specialistico.
Distorsione architetturale delle cripte o distorsione ghiandolare
Definizione
Alterazione della forma, lunghezza o disposizione delle cripte intestinali, che appaiono ramificate, irregolari o accorciate.
Significato clinico
Segno tipico di infiammazione cronica protratta nel tempo.
Gravità
Indica una condizione di cronicità più che di gravità in atto.
Reversibilità
Spesso solo parzialmente reversibile.

Edema della lamina propria
Definizione
Accumulo di liquido nel tessuto connettivo posto al di sotto dell’epitelio intestinale, dovuto ad un aumento della permeabilità vascolare nel corso di un processo infiammatorio.
Significato clinico
Segno di infiammazione attiva, acuta o riacutizzata.
Gravità
Generalmente lieve-moderata se il reperto è isolato.
Reversibilità
Sì, tende a regredire con il controllo della flogosi.
Erosione mucosa
Definizione
Perdita dello strato superficiale dell’epitelio della mucosa intestinale, senza coinvolgimento profondo.
Significato clinico
Indica danno recente e infiammazione attiva.
Gravità
Meno grave di un’ulcera.
Reversibilità
Sì, con la guarigione mucosale.


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Esiti cicatriziali
Definizione
Gli esiti cicatriziali sono aree di tessuto fibroso che si formano in conseguenza di precedenti episodi infiammatori o ulcerativi della mucosa intestinale. Quando l’infiammazione si risolve, il tessuto danneggiato può essere sostituito da tessuto connettivo più rigido e meno elastico, simile a una cicatrice. Sono segni di malattia cronica e, nel tempo, possono contribuire alla formazione di restringimenti (stenosi), soprattutto nella malattia di Crohn.
Significato clinico
Indicano che in quella zona si è verificato in passato un processo infiammatorio significativo. Sono segni di malattia cronica e, nel tempo, possono contribuire alla formazione di restringimenti (stenosi), soprattutto nella malattia di Crohn.
Gravità
Generalmente non reversibili, poiché il tessuto cicatriziale rappresenta un esito stabile di guarigione.
Reversibilità
Generalmente non reversibili, poiché il tessuto cicatriziale rappresenta un esito stabile della guarigione.
Essudato con fibrina
Definizione: L’essudato con fibrina è un materiale costituito da liquido infiammatorio e fibrina, una proteina coinvolta nei processi di coagulazione, che può depositarsi sulla superficie della mucosa intestinale.
Significato clinico: La presenza di fibrina può essere osservata sopra aree di mucosa danneggiata, erosioni o ulcerazioni. Indica generalmente un processo infiammatorio o una lesione della superficie mucosa.
Gravità: Il reperto deve essere valutato in relazione all’estensione e alla profondità delle lesioni sottostanti. La sola presenza di fibrina non permette di stabilire la gravità della malattia.
Reversibilità: Sì. Quando è conseguenza di un processo infiammatorio o di una lesione della mucosa, l’essudato fibrinoso può scomparire con la guarigione della mucosa.
Fibrosi
Definizione
Deposito eccessivo di tessuto connettivo cicatriziale nella parete intestinale.
Significato clinico
È una conseguenza di infiammazione cronica prolungata e può contribuire alla formazione di stenosi.
Gravità
Può avere rilevanza clinica importante se determina restringimenti.
Reversibilità
Generalmente non reversibile.
Flogosi acuta
Definizione
La flogosi acuta è un processo infiammatorio recente caratterizzato dalla presenza di cellule infiammatorie, in particolare neutrofili, all’interno della mucosa intestinale.
Significato clinico
Indica attività infiammatoria in corso. Nei referti di Crohn o rettocolite ulcerosa segnala una fase attiva della malattia.
Gravità
Variabile. Può essere lieve se limitata, oppure più significativa se diffusa o associata a ulcerazioni.
Reversibilità
Sì. Può regredire con il controllo dell’infiammazione.

Flogosi cronica
Definizione
La flogosi cronica è un’infiammazione persistente nel tempo, caratterizzata dalla presenza di linfociti e plasmacellule nella lamina propria.
Significato clinico
Indica una malattia infiammatoria di lunga durata. È un reperto tipico nelle malattie infiammatorie croniche intestinali.
Gravità
Non sempre correlata alla severità dei sintomi, ma rappresenta un segno di cronicità.
Reversibilità
Può ridursi con terapia efficace, ma alcuni segni istologici possono persistere.
Friabilità
Definizione:
La friabilità indica una mucosa intestinale particolarmente fragile, che tende a sanguinare facilmente anche al semplice contatto con il colonscopio.
Significato:
È generalmente un segno di infiammazione della mucosa. La presenza di friabilità può indicare un’attività infiammatoria ancora presente, soprattutto nella rettocolite ulcerosa.
Gravità:
La gravità dipende da quanto facilmente la mucosa sanguina. Una lieve friabilità può manifestarsi solo al contatto con lo strumento, mentre nelle forme più severe può comparire sanguinamento spontaneo anche senza contatto.
Reversibilità:
La friabilità può ridursi o scomparire quando l’infiammazione della mucosa viene adeguatamente controllata.
Granularità / mucosa granulare
Definizione: La granularità indica un aspetto della superficie della mucosa intestinale che appare irregolare e finemente granuloso, anziché liscia e uniforme come nella mucosa normale.
Significato clinico: È un reperto endoscopico associato a un’alterazione della superficie della mucosa e può essere un segno di infiammazione. È particolarmente frequente nella rettocolite ulcerosa e viene generalmente valutato insieme ad altri reperti, come eritema, perdita del pattern vascolare e friabilità.
Gravità: La granularità da sola è generalmente un segno di infiammazione lieve o moderata. La sua importanza aumenta quando è associata a erosioni, ulcerazioni, friabilità o sanguinamento.
Reversibilità: Sì. La mucosa può tornare progressivamente a un aspetto più regolare quando l’infiammazione viene controllata.
Granuloma
Definizione
Aggregato compatto di cellule infiammatorie (macrofagi trasformati in cellule epitelioidi al centro, circondati da linfociti, plasmacellule e, talvolta, cellule giganti multinucleate di Langhans); esternamente è presente una capsula di fibroblasti.
Significato clinico
Reperto suggestivo per malattia di Crohn. Utile per la diagnosi differenziale con la rettocolite ulcerosa quando presente nel materiale bioptico.
Gravità
Non indica necessariamente maggiore gravità di malattia.
Reversibilità
Può persistere anche in remissione.


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Infiltrato granulocitario neutrofilo
Definizione
Presenza aumentata di neutrofili nella mucosa intestinale, cellule tipiche dell’infiammazione acuta.
Significato clinico
Indica risposta immunitaria attiva e fase di attività di malattia.
Gravità
Indica cronicità più che gravità.
Reversibilità
Sì.
Infiltrato linfoplasmocellulare
Definizione
Aumento di linfociti e plasmacellule nel tessuto della mucosa intestinale.
Significato clinico
Segno caratteristico di infiammazione cronica.
Gravità
Indica cronicità più che severità.
Reversibilità
Parzialmente reversibile.
Iperplasia delle cripte
Definizione
Aumento del numero o della lunghezza delle cripte intestinali, spesso con una maggiore attività proliferativa.
Significato clinico
Risposta adattativa ad uno stimolo infiammatorio persistente.
Gravità
Segno di stimolazione cronica.
Reversibilità
Parziale.
Lamina propria
Definizione: La lamina propria è lo strato di tessuto connettivo che si trova immediatamente sotto l’epitelio della mucosa intestinale e che contiene, tra le altre strutture, piccoli vasi sanguigni e cellule del sistema immunitario.
Lesioni a salto / skip lesions
Definizione: Le lesioni a salto sono aree di mucosa intestinale infiammata o danneggiata separate da tratti di mucosa che appare normale.
Significato clinico: La presenza di lesioni a salto è particolarmente caratteristica del morbo di Crohn, nel quale l’infiammazione può interessare segmenti intestinali separati tra loro. Questo aspetto aiuta a distinguere il Crohn da altre forme di malattia infiammatoria intestinale, anche se non è sufficiente da solo per formulare una diagnosi.
Gravità: La presenza di lesioni a salto descrive soprattutto la distribuzione dell’infiammazione e non indica, da sola, quanto sia grave la malattia. La gravità deve essere valutata considerando anche estensione, profondità delle ulcerazioni, stenosi e altri reperti endoscopici.
Reversibilità: Le aree infiammate possono migliorare o guarire quando l’infiammazione viene controllata. La distribuzione “a salto” può tuttavia essere nuovamente osservata in caso di riattivazione della malattia.
Metaplasia
Definizione
La metaplasia è un processo adattivo caratterizzato dalla sostituzione di un tipo di cellula epiteliale con un altro tipo di cellula più resistente allo stimolo infiammatorio cronico. A livello intestinale si manifesta con la presenza di cellule non tipiche per quel determinato organo, in risposta ad un’infiammazione persistente nel tempo.
Significato clinico
Rappresenta un meccanismo di adattamento della mucosa a uno stress cronico. Tuttavia, nelle malattie infiammatorie intestinali di lunga durata, la metaplasia può essere associata a un aumentato rischio di evoluzione verso alterazioni displastiche. Per questo motivo viene considerata un reperto da monitorare con attenzione nel follow-up.
Gravità
Non è un tumore, ma può essere considerata un cambiamento potenzialmente precanceroso se inserita in un contesto di infiammazione cronica protratta.
Reversibilità
Può essere parzialmente reversibile se lo stimolo infiammatorio viene controllato in modo stabile, anche se frequentemente può persistere.


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Metaplasia di Paneth
Definizione
Presenza di cellule di Paneth (normalmente tipiche dell’intestino tenue) nel colon.
Significato clinico
Segno di adattamento della mucosa ad un’infiammazione cronica.
Gravità
Indica cronicità.
Reversibilità
Talvolta reversibile con remissione prolungata.
Microascessi
Definizione
Piccoli focolai di cellule infiammatorie, spesso neutrofili, localizzati nella mucosa.
Significato clinico
Indicano attività infiammatoria.
Gravità
Segno di fase attiva.
Reversibilità
Sì.
Perdita delle austrature / pliche haustrali
Definizione: Le austrature, o pliche haustrali, sono le normali suddivisioni e pieghe che conferiscono al colon il caratteristico aspetto segmentato. La loro perdita indica una riduzione o scomparsa di questa normale conformazione.
Significato clinico: La perdita delle austrature può essere associata a un’infiammazione cronica e prolungata del colon, soprattutto quando la parete intestinale ha subito modificazioni strutturali. Nella rettocolite ulcerosa di lunga durata può contribuire all’aspetto di un colon meno segmentato e più rigido.
Gravità: È soprattutto un segno di alterazione strutturale e di cronicità, piuttosto che un indicatore diretto dell’attività infiammatoria presente in quel momento. Deve quindi essere interpretato insieme agli altri reperti della colonscopia.
Reversibilità: La reversibilità dipende dalla causa e dall’entità delle modificazioni. Quando la perdita delle austrature è conseguenza di alterazioni strutturali croniche, può essere persistente anche dopo il controllo dell’infiammazione.
Perdita del pattern vascolare / perdita della trama vascolare
Definizione: La perdita del pattern vascolare indica la riduzione o la scomparsa della normale visibilità dei piccoli vasi sanguigni presenti sulla superficie della mucosa intestinale.
Significato clinico: Nella mucosa normale i piccoli vasi sono generalmente visibili attraverso l’epitelio. L’infiammazione provoca edema e alterazioni della mucosa che possono renderli meno visibili o completamente non riconoscibili. È un reperto particolarmente utilizzato nella valutazione endoscopica della rettocolite ulcerosa.
Gravità: La perdita del pattern vascolare è generalmente un segno di infiammazione della mucosa. La sua importanza aumenta quando è associata a eritema, granularità, friabilità, erosioni, ulcerazioni o sanguinamento.
Reversibilità: Sì. Quando l’infiammazione viene controllata e la mucosa recupera il suo aspetto normale, il pattern vascolare può diventare nuovamente visibile.

Plasmocitosi basale
Definizione
Aumento di plasmacellule nella parte più profonda della mucosa, vicino alla muscolaris mucosae.
Significato clinico
Uno dei segni più precoci di infiammazione cronica, tipico della rettocolite ulcerosa.
Gravità
Indica cronicità.
Reversibilità
Parziale.
Polipi
Definizione:
I polipi sono escrescenze della mucosa intestinale che sporgono all’interno del lume del colon. Possono avere forme, dimensioni e caratteristiche diverse.
Significato clinico:
Il termine “polipo” descrive innanzitutto ciò che il medico vede durante la colonscopia e non indica da solo la natura della lesione. Alcuni polipi sono benigni, altri possono essere adenomi o presentare alterazioni che devono essere valutate attraverso l’esame istologico. Nelle malattie infiammatorie intestinali possono inoltre comparire pseudopolipi post-infiammatori, che sono diversi dai comuni polipi neoplastici.
Gravità:
La gravità non può essere stabilita dal solo aspetto endoscopico. Sono importanti soprattutto dimensioni, numero, forma, sede e caratteristiche della lesione, ma la valutazione definitiva dipende dall’esame istologico quando viene effettuata una biopsia o una polipectomia.
Reversibilità:
Dipende dal tipo di polipo. Un polipo vero generalmente non scompare spontaneamente e può essere rimosso durante la colonscopia. I pseudopolipi post-infiammatori, invece, sono legati al processo infiammatorio e possono modificarsi nel tempo con il controllo della malattia.
Pseudopolipi
Definizione: I pseudopolipi sono rilievi della mucosa intestinale che possono rimanere dopo la guarigione parziale di aree precedentemente infiammate o ulcerate. Non sono veri polipi neoplastici, ma porzioni di mucosa residua o rigenerata che sporgono rispetto alle aree circostanti.
Significato clinico: Sono particolarmente frequenti nelle malattie infiammatorie intestinali, soprattutto nella rettocolite ulcerosa di lunga durata. La loro presenza può indicare che la mucosa ha subito precedenti episodi di infiammazione e ulcerazione.
Gravità: La presenza di pseudopolipi non indica necessariamente che l’infiammazione sia attiva o che la malattia sia grave. Il loro significato deve essere valutato insieme agli altri reperti endoscopici e alla storia della malattia.
Reversibilità: Possono persistere anche quando l’infiammazione è stata controllata. In alcuni casi possono ridursi nel tempo, mentre pseudopolipi voluminosi o numerosi possono rimanere come alterazioni residue della mucosa.


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Sanguinamento spontaneo
Definizione: Il sanguinamento spontaneo indica la presenza di sangue che fuoriesce dalla mucosa intestinale durante la colonscopia senza che sia necessario toccarla o traumatizzarla con lo strumento.
Significato clinico: È un segno di infiammazione attiva della mucosa e indica una maggiore fragilità dei tessuti. È particolarmente importante nella valutazione endoscopica della rettocolite ulcerosa e viene considerato insieme a eritema, perdita del pattern vascolare, granularità, erosioni e ulcerazioni.
Gravità: Il sanguinamento spontaneo è generalmente un segno di attività infiammatoria più importante rispetto alla semplice friabilità provocata dal contatto con il colonscopio. La sua gravità dipende dalla quantità e dall’estensione del sanguinamento e dalla presenza di altre lesioni.
Reversibilità: Sì. Il sanguinamento spontaneo può scomparire quando l’infiammazione della mucosa viene adeguatamente controllata.
Stenosi
Definizione
La stenosi è un restringimento del lume intestinale o del colon dovuto a infiammazione cronica, fibrosi o ispessimento della parete.
Significato clinico
Può causare difficoltà al passaggio delle feci e sintomi come dolore addominale o subocclusione ed è indicativo di una infiammazione moderata/severa che ha avuto un tempo considerevole di agire.
Gravità
Variabile. Può essere lieve o clinicamente molto importante se determina ostruzione.
Stenosi lieve
Minimo restringimento spesso asintomatico
Stenosi moderata
Chiaramente emergente tramite esami strumentali e spesso sintomatica.
Stenosi severa (sub-occlusione)
Importante, molto evidente e causa di episodi sub-occlusivi in cui si verifica un blocco intestinale spesso risolvibile con digiuno.
Stenosi serrata
Intestino o colon completamente bloccati; se non si risolve con il digiuno ed opportuni trattamenti farmacologici porta ad una operazione chirurgica per la rimozione del tratto stenotico e malato.
Reversibilità
Dipende dall’evoluzione. Se infiammatoria può migliorare con terapia; se fibrotica può essere permanente.

Tubulizzazione del colon o dell’intestino
Definizione
La tubulizzazione è una modificazione morfologica del colon o di un tratto intestinale in cui il lume perde le normali pliche, sacculazioni e flessuosità, assumendo un aspetto più rigido, uniforme e “a tubo”. È spesso il risultato di un processo infiammatorio cronico che nel tempo ha determinato ispessimento e perdita dell’elasticità della parete.
Significato clinico
È un segno di malattia cronica evoluta, frequentemente osservato nelle malattie infiammatorie intestinali di lunga durata. Indica che l’infiammazione protratta ha modificato in modo strutturale la parete intestinale, con possibile riduzione della distensibilità e alterazione della funzione.
Gravità
Variabile. Può essere un reperto radiologico o endoscopico senza sintomi importanti, ma nei casi più marcati può associarsi a rigidità del tratto intestinale, ridotta capacità di espansione o stenosi.
Reversibilità
Generalmente poco reversibile se dovuta a fibrosi e rimodellamento strutturale cronico. Può migliorare solo parzialmente se la componente infiammatoria è ancora predominante.
Nota: La parola tubulizzazione può impressionare, ma non indica automaticamente una situazione grave o irreversibile. Significa semplicemente che, a causa di un’infiammazione protratta nel tempo, il colon ha perso parte della sua normale elasticità e delle sue pieghe interne.
Non equivale a tumore né implica necessariamente un intervento chirurgico. La sua importanza dipende dai sintomi del paziente, dall’estensione del tratto coinvolto e dall’attività della malattia. Sarà il gastroenterologo a valutare il quadro complessivo integrando endoscopia, istologia e condizioni cliniche.
Ulcera
Definizione
Lesione profonda della mucosa che supera lo strato epiteliale e può estendersi agli strati sottostanti.
Significato clinico
Indica danno significativo e fase attiva di malattia.
Gravità
Può essere indice di malattia grave.
Reversibilità
Possibile con terapia adeguata.
Ulcera serpiginosa
Definizione
L’ulcera serpiginosa è una lesione ulcerativa profonda con andamento irregolare e sinuoso, che si estende lungo la mucosa intestinale seguendo un decorso “a serpente”. Può essere evidenziata durante l’endoscopia e confermata all’esame istologico.
Significato clinico
È frequentemente associata alla malattia di Crohn, in cui le ulcerazioni possono essere profonde, irregolari e intervallate da tratti di mucosa relativamente sana. Indica un’infiammazione significativa e può suggerire un interessamento più esteso della parete intestinale.
Gravità
Può essere espressione di malattia attiva di grado moderato o grave, soprattutto se associata ad altre lesioni profonde.
Reversibilità
Può guarire con terapia adeguata, ma può lasciare esiti cicatriziali.
Ulcere aftoidi
Definizione
Piccole ulcerazioni superficiali, isolate, spesso rotondeggianti.
Significato clinico
Frequentemente tra le prime manifestazioni del Crohn.
Gravità
Generalmente lieve-moderata.
Reversibilità
Sì.


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Breve trattato sull’istologia del morbo di Crohn
Mucosa. Le lesioni iniziali della malattia a livello della mucosa sono desumibili dalle lesioni che l’Endoscopista osserva quando sottopone ad un esame endoscopico il paziente. Queste lesioni sono rappresentate dalle afte, dalle ulcere aftoidi e dall’edema della mucosa che prelude all’aspetto ad acciottolato.
Criptite cosa significa
Riguardo al significato da attribuire alla criptite focale (31), reperto che può comparire nel corso dell’esame istologico di una biopsia intestinale, è stato dimostrato che questo reperto è più caratteristico di una colite infettiva e di lesioni ischemiche intestinali o rappresentare un reperto aspecifico in corso di esami colonscopici eseguiti per screening neoplastico piuttosto che essere una manifestazione precoce della morbo di Crohn. I pazienti che presentano questo risultato devono essere sottoposti ad una valutazione complessiva del quadro clinico da parte dello Specialista.
Edema della lamina propria o edema della mucosa
L’edema della mucosa e l’edema della lamina propria indicano sostanzialmente lo stesso processo infiammatorio, in quanto la lamina propria è il componente connettivale principale della mucosa stessa. In entrambi i casi si tratta di un accumulo di liquido infiammatorio negli strati superficiali dell’intestino (o di altri organi cavi), spesso associato a condizioni croniche come la colite.
I villi intestinali (32) sono tagliati, alcuni sono allargati e a forma di mazza, altri sono del tutto scomparsi. Nelle fasi iniziali della malattia, l’esame al microscopico rivela la presenza della dilatazione dei vasi linfatici (linfangectasia) detti più propriamente vasi chiliferi -(33 ) presenti a questo livello: alcuni appaiono semplicemente dilatati e deformati “a bacchetta di tamburo”, altri rotti e interessati da una reazione linfocitaria diffusa.
Le cripte ghiandolari (34) sono distorte e assumono un aspetto ramificato e cistico, conseguenza evidente dell’infiammazione della mucosa intestinale.
Aspetto ad acciottolato
Quando la MC è conclamata, la mucosa intestinale presenta il tipico aspetto ad acciottolato, causato dal sollevamento della mucosa sana da parte dell’imponente cambiamento che subisce la tonaca sottomucosa (linfedema). A livello della mucosa, la mucosa edematosa (cioè rigonfia) si alterna in maniera netta ad aree ulcerate, visibili ad occhio nudo, che verosimilmente rappresentano una fase più avanzata del processo crohniano. Al microscopio ottico queste ulcerazioni non sono continue; al contrario interessano la mucosa in modo irregolare, cioè patchy (usando il termine inglese ma di uso anche italiano e che riesco a tradurre solo con il termine “a pezze”). Mentre il fondo di queste aree ulcerate è caratterizzato dalla presenza di materiale necrotico dove prevale un’infiltrazione granulocitaria (come in qualunque altra area di necrosi intestinale comunque prodottasi), la parte restante è caratterizzata dall’infiltrazione di linfociti, plasmacellule, macrofagi ed eosinofili. Nelle aree non ulcerate, la mucosa mostra caratteri sostanzialmente immodificati; in particolare le cellule caliciformi (35) risultano conservate.
Infiltrazione granulocitaria
L’infiltrazione granulocitaria indica la presenza anomala di granulociti (globuli bianchi come eosinofili, neutrofili o basofili) nei tessuti, segno di infiammazione acuta, cronica o risposte allergiche. Questo accumulo cellulare provoca danni infiammatori e alterazioni strutturali.
Nelle fasi conclamate della malattia, a livello della mucosa si può osservare un reperto considerato giustamente caratteristico della malattia, consistente nella presenza di ulcere lineari, con margini acuti e lume ristretto, disposte perpendicolarmente alla mucosa, che partendo dalla mucosa penetrano nella sottomucosa o anche nella tonaca muscolare (Hadfield), che sono dette fessure o fissurazioni. Sono foderate da tessuto di granulazione che presenta una zona superficiale costituita da cellule infiammatorie che includono linfociti, plasmacellule e polimorfi (Lockhart-Mummery e Morson). Le fessure si repertano solo nel 30% dei casi, ma sono molto difficili da trovare, perchè per essere individuate è necessario esaminare molte sezioni istologiche di un preparato della parete intestinale.
La lamina propria della mucosa (36) (componente dei rivestimenti umidi noti come membrane mucose che rivestono vari condotti del corpo (quali il tratto respiratorio, il tratto gastrointestinale e il tratto urogenitale) presenta un’infiltrazione infiammatoria costituita principalmente da linfociti e plasmacellule (37) .
Sottomucosa. La tonaca sottomucosa è sempre ispessita in maniera considerevole, quindi molto evidente. L’ispessimento è dovuto all’edema che, come affermano autorevoli Patologi (Warren e Sommers, Robb Smith, Morson, Rosai), è un linfedema ovvero un edema linfostasico, cioè causato dalla stasi linfatica. Col passare del tempo, questo edema va incontro ad una progressiva trasformazione fibrosa fino a che, nei casi conclamati, il processo fibrotico sostituisce definitivamente l’edema linfostasico. Questo tessuto fibroso di trasformazione è caratterizzato dall’essere povero di cellule e ricco di sostanza fondamentale (38) . Nella tonaca sottomucosa sono sempre evidenti i vasi linfatici dilatati (linfangectasie) (che nelle colorazioni standard appaiono otticamente vuoti) e numerosi follicoli linfoidi che fanno parte della cosiddetta flogosi transparietale.


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Flogosi transmurale o transparietale
Questa flogosi viene definita come transparietale (o transmurale) perché è diffusa a tutti gli strati della parete intestinale. Consiste nella presenza di numerosi follicoli linfoidi, composti da aggregati linfoidi con linfociti e macrofagi, sparsi in maniera apparentemente disordinata in tutta la parete intestinale, anche se maggiormente espressi a livello della sottomucosa e della sottosierosa. Il reperto è così caratteristico che alcuni Studiosi (Rosai) parlano di iperplasia linfoide; in realtà, come verrà ampiamente discusso successivamente parlando della teoria del linfedema, questo reperto è dato dalla linfangite linfocitaria che avviene all’interno dei vasi linfatici.
I nervi del plesso sottomucoso sembrano ipertrofici.
Muscolare. La tonaca muscolare si presenta ispessita per fenomeni di ipertrofia, con presenza di fasci muscolari che possono estendersi all’interno della tonaca sottomucosa in varie direzioni.
Sottosierosa. Nella tonaca sottosierosa i follicoli linfoidi (aggregati sferoidali di linfociti) si presentano come piccoli nodulini, a volte addirittura visibili ad occhio nudo, composti da aggregati di linfociti e macrofagi, disposti come i granuli di una “corona di rosario” subito al di sotto della sierosa peritoneale. Questa particolare disposizione è dovuta ai vasi linfatici della parete intestinale (sempre interessati dalla linfangite linfocitaria) che “emergono” da essa per dare origine ai collettori linfatici del mesentere o del mesocolon a regolare distanza, cioè rispettando la loro naturale disposizione anatomica. Essendo simile a quanto si osserva nella tubercolosi intestinale, questo reperto è definito anche come Crohn miliarico (cioè con aspetto a tubercoli). Sempre a livello della sottosierosa, in particolare a livello del margine mesenterico dell’intestino (cioè dove si trova la radice del mesentere), si possono notare dei vasi linfatici notevolmente dilatati; di fatto in questa sede i vasi linfatici della parete intestinale raggiungono le loro dimensioni maggiori, perché qui i vasi linfatici della parete intestinale (che confluiscono tra loro via via che percorrono la parete intestinale procedendo dalla mucosa verso la sottosierosa) fuoriescono dalla parete intestinale formando le radici dei collettori linfatici.
Granulomi, cosa sono
Oltre alle fessure e alla flogosi transparietale, un altro reperto istologico considerato tipico della MC è rappresentato dai granulomi (39). Questi granulomi sono simili a quelli che si osservano nella sarcoidosi (una malattia dei tessuti connettivi caratterizzata dalla presenza di granulomi), compaiono in circa il 60% dei casi e possono essere presenti in qualunque strato della parete intestinale anche se più frequentemente si osservano nella sottomucosa e nella sottosierosa. Originano dal centro dei follicoli linfoidi e sono composti da cellule epitelioidi con o senza cellule giganti plurinucleate, spesso tipo Langhans (40) , a volte con corpi di Schaumann (41) . L’assenza di necrosi caseosa (aspetto e natura simile al formaggio ) e di un alone linfocitario permettono di distinguerli dal granuloma tubercolare. In linea di principio il granuloma crohniano non ha nessun elemento istologico distintivo se non il fatto caratteristico che avviene, come la flogosi transparietale, all’interno dei vasi linfatici dilatati (dato dimostrabile con colorazioni istologiche elettive per i vasi linfatici come il D2-40). E’ probabile che siano causati dalla penetrazione all’interno dei vasi linfatici di frammenti di contenuto intestinale non digeribili e dalla reazione che ne consegue. I granulomi possono trovarsi anche a livello dei linfonodi regionali. Così come per le fessure, anche per dimostrare la presenza dei granulomi è necessario eseguire molte sezioni seriate. In base a quanto sono riuscito a documentare nella mia indagine istologica, molti di questi granulomi sono in stretto contatto con i vasi linfatici della parete intestinale.
La flogosi transparietale, le fessure e i granulomi sono i reperti microscopici più caratteristici della MC.
L’aspetto microscopico della MC del colon è sostanzialmente identico a quello descritto per la MC dell’ileo terminale ed è sempre caratterizzato dalla presenza della flogosi transmurale, dei granulomi e delle fessure. Tuttavia, nelle forme di MC localizzate esclusivamente a livello del grosso intestino (colon e retto) la diagnosi differenziale tra MC e rettocolite ulcerosa non è affatto facile, sia perché l’aspetto macroscopico (cioè l’aspetto della mucosa intestinale che vede l’Endoscopista) è simile per queste due malattie, sia perché anche per le biopsie fatte a livello del colon valgono le stesse considerazioni fatte in precedenza.
Dal momento che il capitolo delle IBD o MICI comprende principalmente due malattie intestinali che sono la MC e la rettocolite ulcerosa, ritengo utile riportare la descrizione del quadro istologico di quest’ultima proprio per dimostrare quanto differenti siano queste due malattie e quindi quanto improprio sia il loro raggruppamento in un unico capitolo della patologia umana e quanto ingiustificato sia curare queste due malattie così diverse con gli stessi farmaci.
La rettocolite ulcerosa o colite ulcerosa (CU) è una malattia della mucosa e della sottomucosa della parete intestinale, che tipicamente interessa il retto e il colon, procedendo in maniera continua dal retto in senso prossimale.
La fase acuta è caratterizzata da un aumento delle cellule infiammatorie nella lamina propria e dall’accumulo di neutrofili alla base delle cripte ghiandolari (criptite) che in seguito alla necrosi dell’epitelio ghiandolare, confluiscono nel lume ghiandolare, dando luogo agli ascessi criptici (42).
Ascessi criptici e deplezione muciparia (o muciparia)
Il processo porta a una progressiva distruzione delle ghiandole, che mostrano spiccata diminuzione del muco (deplezione mucinica), e forma irregolare per la distorsione delle cripte che provoca un disordine dell’architettura ghiandolare. Inoltre è presente un incremento delle dimensioni dei nuclei e un aumento dell’attività mitotica (riproduzione cellulare), che non è più limitata alla sola porzione inferiore delle ghiandole.
Il progredire degli ascessi criptici determina la formazione di ulcerazioni della mucosa, prima puntiformi, poi progressivamente più estese sia in superficie che in profondità. La perdita di sostanza si arresta a livello della muscolaris mucosae e arriva alla sottomucosa solo nelle forme croniche. Le ulcere sono ricoperte da tessuto di granulazione, che costituisce il principale componente degli pseudopolipi (osservabili in corso di colonscopia), insieme alla mucosa infiammata e iperemica.


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Infiltrato linfoplasmacellulare: cosa indica?
E’ presente un’intensa infiltrazione flogistica aspecifica della mucosa e della sottomucosa, composta da neutrofili, linfociti, plasmacellule ed occasionali eosinofili, con edema e massiccia congestione vascolare ad impronta emorragica. Non sono presenti granulomi epitelioidi. Nelle forme che tendono alla cronicizzazione diminuiscono gli ascessi criptici (che ricompaiono in caso di riacutizzazione della malattia) e prevale l’infiltrazione linfoplasmacellulare insieme a tentativi di rigenerazione epiteliali ai margini delle ulcerazioni, che possono andare incontro a fenomeni di displasia. L’infiltrato infiammatorio può essere accompagnato da numerosi follicoli linfoidi, in particolare nel retto e può causare la distorsione delle ghiandole.
A seconda dello stadio della malattia, la sottomucosa può apparire normale, infiammata, iperemica, infiltrata da grasso, oppure fibrotica; talvolta contiene ghiandole erniate attraverso brecce della muscolaris mucosae, che spesso appare ipertrofica. Nelle fasi quiescenti o di risoluzione della malattia, la mucosa può apparire microscopicamente normale; tuttavia, al microscopio si possono osservare ghiandole irregolari, ramificate, comparsa di neutrofili in discreta quantità e isole di cellule adipose nella lamina propria.
Stando alle descrizioni istologiche che dimostrano due patologie facili da diagnosticare perché molto differenti l’una dall’altra, i problemi di una diagnosi istologica definitiva tra MC e CU sembrerebbero risolti almeno in teoria. In realtà, nella pratica le cose stanno molto diversamente perché non sempre il Patologo riesce a fare una diagnosi di certezza. E per diagnosi di certezza mi riferisco ai referti istologici che sono ottenuti esaminando non un prelievo bioptico (quindi un frammento esiguo di parete intestinale, costituito il più delle volte da mucosa e un po’ di sottomucosa che, come il Lettore attento avrà certamente capito, nella maggior parte dei casi non è sufficiente per trarre conclusioni definitive), ma a quelli ottenuti esaminando il materiale fornito da una resezione chirurgica, quindi delle sezioni che comprendono la parete intestinale a tutto spessore.
Infatti, il capitolo delle IBD (o delle MICI) comprende, oltre alle due patologie intestinali croniche più studiate e più note che sono la MC e la CU, anche un’altra entità patologica che è la Colite Indeterminata (CI), della quale Gastroenterologi e Patologi parlano malvolentieri, perché riflette la complessità diagnostica e di fatto riconosce che esistono altre patologie intestinali che necessitano ancora di essere correttamente inquadrate. La premessa fondamentale per parlare di C.I. è che la malattia sia localizzata esclusivamente a livello del grosso intestino (quindi una colite che non coinvolga l’ileo terminale), con un andamento clinico che può essere stato acuto fulminante, cronico o cronico ricorrente, che sia stata sottoposta ad un trattamento chirurgico (una resezione di una parte o di tutto il grosso intestino) e che l’esame istologico sia stato condotto su questo materiale chirurgico.
In condizioni di questo tipo, il Patologo dovrà prima di tutto escludere che si tratti di coliti infettive, di coliti da antibiotici e quelle causate da assunzione di farmaci (come i FANS e i sali d’oro, mentre contraccettivi orali e cocaina possono dar luogo a quadri più simili ad una colite ischemica), di colite in corso di endometriosi (l’endometriosi può localizzarsi a livello del sigma-retto nel 50-90% dei casi, del setto retto-vaginale nel 10-20%, del ceco nel 2-5%, nell’appendice nel 3-18%, nell’ileo terminale nel 2-16%, causando disturbi simili a quelli di una IBD tanto più coinvolge la parete intestinale in profondità), di colite associata alla malattia diverticolare (nella malattia diverticolare possono essere presenti aspetti istopatologici tipici della MC e della CU; è difficile stabilire se MC e CU sono patologie che coesistono e che insorgono a causa della malattia diverticolare; tuttavia, alcuni reperti istopatologici tipici della MC, come il fat-wrapping, le fessure e i granulomi, potrebbero far ipotizzare che un’infezione batterica cronica come quella che si osserva frequentemente nel corso di una malattia diverticolare possa determinare una linfangite e quindi un’ostruzione linfatica, spiegando quindi quanto ho già detto a proposito della eziologia della MC) e di coliti di varia natura (ad esempio quelle che vengono diagnosticate su prelievi bioptici eseguiti in pazienti con artriti reattive e spondilite anchilosante nelle quali le lesioni coliche potrebbero essere la causa delle lesioni articolari; in corso di vasculiti, di malattia di Behçet (43) , di colite attinica, in corso di neoplasia del colon).
Dopo aver escluso queste patologie, come pure la colite microscopica, la colite collagenosa, la colite linfocitica e la cap polyposis (44) , se il Patologo non riuscirà a fare diagnosi di MC o di CU, potrà parlare di colite indeterminata. L’incidenza della colite indeterminata non è chiara: chi parla di un 5%, chi di un 10-20% di tutti i casi di IBD. Tuttavia, quando in occasione di congressi, a patologi esperti di patologie gastrointestinali vengono sottoposti vetrini di casi di “colite”, i pareri – e quindi le diagnosi – contrastanti raggiungono persino il 40% dei casi esaminati, a riprova che nel campo della patologia delle MICI (o delle IBDs al plurale, ovviamente) deve essere fatta ancora tanta chiarezza.
Ricordo infine che una diagnosi istopatologica errata può avere gravi implicazioni nelle scelte terapeutiche di un paziente affetto genericamente da IBD. Basti pensare a quei pazienti che vengono operati di proctocolectomia restaurativa per CU nei quali a distanza di tempo dall’intervento si scopre che non erano affetti da CU ma bensì da MC e che sviluppano una pouchite intrattabile che quasi sempre si conclude con un reintervento ed una stomia definitiva.
Seguono alcune alcune delle forme più comuni di enteropatia e di colite con cui si può porre la diagnosi differenziale in caso di MC.
Batteri
Campylobacter jejuni, Yersinia enterocolitis, Salmonella, Shigella, Clostridium difficile, Escherichia coli, Clostridium septicum, Brucella melitensis, Staphyilococcus aureus, Mycobacterium tubercolosis, Neisseria gonorrhea, Actinomiceti
Virus
Herpes simplex, Cytomegalovirus, Coxachie, Epstein Barr
Funghi
Candida, Histoplasma
Parassiti, Protozoi
Entamoeba histolytica, Schistosoma mansoni, Balantidium coli, Giardia lamblia, Strongyloides stercoralis, Cryptococcus sporidium
Colite da antibiotici
Colite farmaco-indotta
FANS, Lassativi, Immunosoppressivi, Sali d’oro, Contraccettivi orali, Cocaina
Coliti di varia natura
Idiopatiche (CU), Enterite attinica, Colite ischemica, Colite da diversione, in corso di Malattia diverticolare, Ulcera solitaria del retto, in corso di neoplasie del grosso intestino, Malattia di Whipple, Endometriosi
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30) In modo schematico, la parete dell’apparato gastro-intestinale normale è composta da vari strati disposti uno sopra l’altro che procedendo dall’interno dell’intestino verso l’esterno sono: la mucosa (strato interno, altamente specializzato a seconda del settore dell’apparato gastro-intestinale che si considera), che termina con la muscolaris mucosae (sottile strato di tessuto muscolare liscio); la sottomucosa (strato di tessuto connettivo molto sottile); la tonaca muscolare o muscolare (formata per la maggior estensione da tessuto muscolare liscio regolato dal sistema nervoso parasimpatico, che contraendosi genera la peristalsi intestinale); la tonaca sierosa o sierosa (strato esterno).
Criptite intestino, di cosa si tratta?
31) Per criptite s’intende un’infiammazione acuta delle cripte ghiandolari della mucosa intestinale, caratterizzata da un accumulo di neutrofili alla base di queste. Quando la criptite è abbastanza grave da distruggere parte dell’epitelio ghiandolare si parla di ulcera criptica. La criptite diventa cronica quando compare la distorsione delle cripte, l’atrofia e la plasmocitosi (un eccesso di presenza di plasmociti che sono quella categoria di Linfociti B che producono anticorpi).
32) I villi intestinali sono estroflessioni della mucosa intestinale che consentono di aumentare la superficie assorbente dell’intestino. Hanno una forma a bastoncello, sono rivestiti da enterociti (cioè le cellule intestinali) e al loro interno presentano una fitta rete di capillari sanguigni ed un capillare linfatico detto vaso chilifero. Ciascun villo è a sua volta ricoperto da proiezioni citoplasmatiche sottilissime, dette microvilli, poste sulla superficie dei singoli enterociti.
33) Un vaso chilifero è un capillare linfatico deputato all’assorbimento dei grassi a livello dei villi intestinali dell’intestino tenue.
Distorsione delle cripte
34) La distorsione delle cripte è un reperto tipico di tutte le coliti croniche; è caratterizzata dall’aspetto ramificato delle cripte che acquisiscono forme bizzarre e differenti direzioni; con il ripetersi degli eventi infiammatori, la mucosa malata si atrofizza, cioè le cripte ghiandolari si accorciano fino a scomparire e la mucosa intestinale si appiattisce.
35) Le cellule caliciformi mucipare, cosiddette per la caratteristica forma a calice, si trovano intercalate nell’epitelio di rivestimento dell’apparato digerente. Sono dette mucipare perché producono muco, che viene secreto per esocitosi.
36) La lamina propria della mucosa è un sottile strato di tessuto connettivo lasso che si trova al di sotto dell’epitelio e che insieme all’epitelio forma la mucosa.
Cosa significa plasmacitosi basale?
37) Alcuni Patologi usano il termine di plasmocitosi per indicare uno strato di plasmacellule che infiltra i tessuti (come la mucosa) e di plasmocitosi basale per indicare la presenza di plasmacellule che si estendono fino alla lamina propria della mucosa.
38) La sostanza fondamentale, detta anche sostanza amorfa, è una componente acellulare del tessuto connettivo. E’ costituita prevalentemente da proteoglicani, che si associano a lunghe catene di acido ialuronico mediante proteine speciali, dette proteine link. I proteoglicani hanno la capacità di trattenere consistenti quantità di acqua formando un gel, che ha funzione di sostegno meccanico, resistenza alla compressione e filtro che regola la velocità di diffusione di liquidi attraverso il tessuto connettivo.
39) Il granuloma è una neoformazione di natura infiammatoria, caratterizzata da un’abbondante proliferazione cellulare, con le cellule disposte in maniera particolare per ciascuna malattia, che si accompagna alla neoformazione di connettivo e di vasi sanguigni. Le cause sono varie, come le denominazioni specifiche: infezione tubercolare (tubercoloma), lebbra (leproma), morva (nodulo morvoso), sifilide (sifiloma), … . In genere il granuloma evolve verso la necrosi o la suppurazione nella parte centrale, seguita dall’estensione del processo o dalla sua guarigione in cicatrice.
40) Le cellule di Langhans sono cellule giganti multinucleate che si trovano nei granulomi, specialmente in quelli causati dal Mycobacterium tubercolosis.
41) I corpi di Schaumann sono inclusioni di calcio e materiale proteico che si trovano all’interno delle cellule gigante di Langhans.
Ascesso criptico, cos’è?
42) Per ascesso criptico s’intende l’evoluzione della criptite caratterizzata dalla distruzione di parte dell’epitelio ghiandolare e alla raccolta dei neutrofili all’interno del lume ghiandolare e quindi con la presenza di pus all’interno del lume delle cripte ghiandolari.
43) La sindrome di Behçet è una rara malattia di probabile natura autoimmunitaria (correlata all’antigene HLA-B51, forse scatenata dall’esposizione a un agente infettivo in seguito a una risposta immunitaria cross-reattiva), che colpisce prevalentemente tra i 20 e i 30 anni, con un’incidenza di 2.4 casi ogni milione di abitanti e una prevalenza di 3.8/100.000 in Italia. Dal punto di vista anatomo-patologico è caratterizzata da lesioni aspecifiche dei piccoli vasi le cui pareti sono infiltrate da cellule linfo-monocitarie talora con aree di necrosi fibrinoide. Ha un andamento cronico recidivante. Inizialmente è caratterizzata da afte orali e genitali ed uveite, che col tempo può interessare qualsiasi organo, con particolare riguardo le articolazioni (monoartriti, sacro-ileite, spondilite anchilosnate, miositi, …), l’apparato gastrointestinale (con afte, ulcere e fistole del colon e del retto e all’esame istologico una tipica vasculite linfocitaria che coinvolge le vene della sottomucosa), il rene, l’apparato cardio-circolatorio (pericardite, miocardite, endocardite, vasculiti, aneurismi e psuedoaneurismi, tromboflebiti, …), il sistema nervoso centrale (meningo-encefalite, …), la cute.
44) Colite microscopica, colite collagenosa, colite linfocitica e cap polyposis sono diagnosi anatomo-patologiche di colite con implicazioni cliniche precise, ma che a parere mio attendono ancora una definizione nosologica più corretta.
A questo proposito, personalmente avverto la necessità di una classificazione anatomo-patologica ufficiale di tutte le forme di colite, che abbia una correlazione con i disturbi accusati dal paziente, con il quadro endoscopico (che resta il cardine per la diagnosi) e con il trattamento (medico o chirurgico).
Articolo scritto dal Dott. Pietro Tonelli, Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale ed esperto in Crohn e RCU
Il Dr. Pietro Tonelli è medico specialista in Chirurgia Generale con esperienza clinica nella diagnosi e nel trattamento delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), tra cui Morbo di Crohn e Rettocolite Ulcerosa.
Nel corso della sua attività professionale ha maturato competenze specifiche nella gestione delle terapie farmacologiche di mantenimento, nel monitoraggio a lungo termine dei pazienti affetti da patologie intestinali croniche e nell’inquadramento clinico delle forme infiammatorie complesse dell’apparato digerente.
Formazione Accademica
Il Dr. Tonelli ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia e successivamente la Specializzazione in Chirurgia Generale, dedicandosi in modo particolare allo studio delle patologie infiammatorie intestinali ed all’approfondimento dei protocolli farmacologici terapeutici basati sulle linee guida internazionali. Durante il percorso formativo ha sviluppato competenze nell’ambito della:
- Diagnostica delle malattie infiammatorie croniche intestinali
- Gestione farmacologica delle MICI
- Endoscopia digestiva
- Gestione farmacologica delle MICI
- Trattamento medico e chirurgico delle MICI
- Terapie di mantenimento e prevenzione delle recidive
Esperienza Clinica
L’attività professionale del Dr. Tonelli si concentra sulla presa in carico del paziente con patologia intestinale cronica, con particolare attenzione a:
- Morbo di Crohn
- Rettocolite Ulcerosa
- Coliti infiammatorie
- Disturbi funzionali intestinali
Ha maturato esperienza nella valutazione clinica personalizzata, nel monitoraggio dell’efficacia terapeutica e nell’adattamento delle strategie di trattamento nel tempo, secondo l’evoluzione della malattia.
Ambiti di Interesse Specialistico L’interesse clinico del Dr. Tonelli riguarda in particolare:
- Terapia farmacologica nelle MICI
- Uso della mesalazina nella terapia di mantenimento
- Conoscenza delle terapie biologiche nelle forme moderate e gravi
- Approccio multidisciplinare nella gestione delle patologie intestinali
La sua attività si fonda su un aggiornamento costante delle evidenze scientifiche e sull’applicazione delle raccomandazioni cliniche condivise a livello internazionale.
Attività Scientifica e Aggiornamento Professionale
Il Dr. Tonelli partecipa regolarmente ad attività di aggiornamento professionale, congressi scientifici e momenti di formazione dedicati alla gastroenterologia clinica e alle malattie infiammatorie intestinali.
L’approccio professionale è orientato alla medicina basata sulle evidenze (Evidence Based Medicine), con particolare attenzione alla sicurezza terapeutica e alla personalizzazione del trattamento.
Collaborazione Editoriale Il Dr. Pietro Tonelli collabora come referente medico per la supervisione dei contenuti a carattere gastroenterologico e chirurgico pubblicati sul sito informativo crohnrcu360.
A partire dal 2013 Il Dr. Pietro Tonelli ha iniziato una collaborazione con il Naturopata Bertucci Maurizio esperto in Metodologia Integrata per ampliare le opportunità di trattamento per i malati di Crohn e rettocolite ulcerosa, dopo aver approfondito il funzionamento dei programmi integrati per il Crohn e la rettocolite ulcerosa.
Gli articoli firmati o revisionati dal Dr. Tonelli hanno finalità informativa e divulgativa e non sostituiscono in alcun modo la valutazione medica specialistica individuale.
Nota Informativa Le informazioni presenti nei contenuti redatti o supervisionati dal Dr. Pietro Tonelli sono destinate a scopo informativo. Per decisioni terapeutiche è sempre necessario rivolgersi al proprio medico curante o allo specialista di riferimento.
Formazione e Percorso Accademico
Il Dr. Pietro Tonelli si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Firenze nel 1983 con il massimo dei voti e lode (110/110 e lode), discutendo una tesi dedicata alla perforazione nella malattia di Crohn, tema che avrebbe successivamente rappresentato uno dei suoi principali ambiti di interesse scientifico.
Nello stesso anno ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione medica ed è iscritto all’Albo dei Medici-Chirurghi della Provincia di Firenze dal 23 gennaio 1984 (n. 7748).
Nel 1988 ha ottenuto la Specializzazione in Chirurgia Generale con il massimo dei voti e lode, con una tesi riguardante le complicanze suppurative della pancreatite acuta necrotizzante. Successivamente. Nel 1993, ha conseguito la Specializzazione in Chirurgia Vascolare, anch’essa con il massimo dei voti.
Carriera Ospedaliera Dopo aver adempiuto agli obblighi di leva come sottotenente medico presso la Scuola di Sanità Militare di Firenze, il Dr. Tonelli ha intrapreso la carriera ospedaliera presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi.
Dal 1988 ha ricoperto il ruolo di Assistente Medico in Chirurgia Generale, divenendo successivamente Aiuto Corresponsabile e poi Dirigente Medico di Chirurgia Generale.
Nel 2008 è stato nominato responsabile del reparto Open Space di Chirurgia d’Urgenza dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi.
Nel 2016 ha assunto l’incarico di Dirigente Medico presso la SOC di Chirurgia Generale, Bariatrica e Metabolica dell’Azienda USL Toscana Centro – Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze.
È iscritto all’Albo dei Periti del Tribunale di Firenze per la Chirurgia Generale dal 2019 e all’Albo Nazionale dei Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU) dal 2024.
Esperienza Chirurgica
Nel corso della carriera ospedaliera ha eseguito oltre 10.000 interventi chirurgici come primo operatore o aiuto, con particolareesperienza riguardo alla chirurgia addominale open e laparoscopica. I principali ambiti di intervento hanno riguardato:
- Patologie della giunzione esofago-gastrica
- Chirurgia dello stomaco
- Patologie epatiche e delle vie biliari
- Chirurgia pancreatica
- Patologie del colon-retto e dell’ano
- Chirurgia della parete addominale
- Chirurgia oncologica multidisciplinare
- Ha svolto attività di Pronto Soccorso, emergenza chirurgica, consulenza interdipartimentale e attività ambulatoriale specialistica.
Formazione Internazionale e Aggiornamento Avanzato
Tra il 1991 e il 2010 ha approfondito la propria preparazione chirurgica anche in ambito internazionale, prestando servizio presso il Service de Chirurgie dell’Ospedale Paul Brousse di Villejuif (Parigi) e partecipando a corsi specialistici di chirurgia epato-biliare, pancreatica e d’urgenza in Italia e all’estero (Genova, Verona, Madrid, Bologna). L’aggiornamento continuo ha sempre rappresentato un elemento centrale del suo percorso professionale.
Attività Scientifica e Pubblicazioni parallelamente all’attività clinica. Il Dr. Tonelli ha sviluppato un’intensa attività di ricerca scientifica. È autore di una monografia intitolata: “Il linfedema dell’intestino (Malattia di Crohn). La patologia – La clinica – La terapia chirurgica”
(Giuseppe De Nicola Editore, Napoli, 2001)
Per tale lavoro nel 2002 è stato insignito del Premio “Ettore Ruggieri” dalla Società Italiana di Chirurgia. È inoltre autore e co-autore di oltre 160 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali.
I principali ambiti di ricerca includono:
- Malattia di Crohn
- Chirurgia del surrene
- Patologia pancreatica
- Chirurgia oncologica gastrica e polmonare
- Tecniche avanzate di chirurgia laparoscopica
Attività Didattica Ha svolto attività di insegnamento in Semeiotica Chirurgica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Firenze, oltre ad attività di tutoring per studenti e medici specializzandi in Chirurgia Generale.
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- Dr. Pietro Tonelli – Medico Chirurgo, esperto di morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa
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