Morbo di Crohn e RCU: cosa fare quando i farmaci biologici non funzionano? Le soluzioni

Articolo scritto dal Dott. Pietro Tonelli, Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale ed esperto in Crohn e RCU

Se la terapia biologica ha perso efficacia o genera disturbi, la gestione richiede un piano coordinato tra monitoraggio clinico e supporto di terreno. La sequenza corretta da seguire include:

  1. Comunicazione tempestiva al gastroenterologo: Riferisci subito la comparsa di eventuali reazioni avverse o la sensazione di un ritorno dell’infiammazione per valutare la perdita di risposta.
  2. Valutazione dello Switch o Swap terapeutico: Analizza con lo specialista se passare a un altro biologico della stessa classe (switch) o a un farmaco con un differente meccanismo d’azione (swap), bilanciando benefici e profili di rischio.
  3. Impostazione di un piano alimentare mirato: Correggi subito l’alimentazione per ridurre il carico infiammatorio della mucosa. Puoi consultare la nostra Guida completa all’alimentazione per Crohn e RCU.
  4. Attivazione di un percorso integrato di terreno: Lavora parallelamente sulle cause profonde che alimentano l’infiammazione e che il farmaco non tratta, come la disbiosi intestinale, l’alterazione del microbiota e le carenze nutrizionali indispensabili per la riparazione dei tessuti.
  5. Sottoponi il tuo caso alla nostra attenzione per un orientamento iniziale: Descrivici brevemente la tua situazione attuale inserendo i dati che vuoi comunicare nell’apposito modulo. Analizzeremo il tuo quadro per indicarti quali interventi alimentari e di terreno sarebbe prioritario affrontare e quali passaggi concreti potrebbero esserti utili.
  6. Per sottoporre il tuo caso alla nostra attenzione

Farmaci biologici che non funzionano: risposta breve

Se un farmaco biologico per Morbo di Crohn o Rettocolite Ulcerosa non funziona, bisogna prima capire se si tratta di mancata risposta primaria, perdita di risposta nel tempo, livelli insufficienti del farmaco, anticorpi anti-farmaco, meccanismo infiammatorio diverso o presenza di altri fattori come infezioni, disbiosi, SIBO, stenosi, colon irritabile o alimentazione non tollerata. La medicina ufficiale può valutare ottimizzazione della dose, cambio farmaco o cambio classe. In parallelo, un approccio integrato può lavorare sui fattori intestinali che il farmaco non indirizza direttamente: microbiota, agenti patogeni intestinali, alimentazione, mucosa e carenze nutrizionali.

Indirizzare la causa non l’effetto della malattia

Partiamo dal presupposto che esiste già un intero articolo che il lettore potrà approfondire sui farmaci biologici per il morbo di Crohn e per la rettocolite ulcerosa e sui loro reazioni avverse. Detto ciò i farmaci biologici per il Morbo di Crohn non sempre funzionano come previsto e in alcuni casi possono perdere efficacia nel tempo. Esistono diverse modalità di risoluzione per tale situazione inclusa la possibilità di affiancare un programma che miri alle cause della malattia in aggiunta all’azione farmacologica antinfiammatoria.

Ricevere una diagnosi di Morbo di Crohn è già di per sé complesso. Iniziare una terapia con i farmaci biologici più avanzati può portare a due scenari differenti: nel primo caso si ottengono risultati soddisfacenti e la malattia viene mantenuta sotto controllo; nel secondo, invece, non si riesce a raggiungere una stabilizzazione reale dei sintomi.

Quando la terapia funziona, è del tutto comprensibile che il paziente non si preoccupi di ciò che potrebbe accadere in futuro, compreso il possibile momento in cui il farmaco potrebbe perdere efficacia. Quando invece la terapia biologica non porta a una stabilizzazione reale della malattia, la situazione può diventare particolarmente frustrante.

Se ti trovi in questa situazione, non sei un caso isolato: molti pazienti con Crohn sperimentano una risposta parziale o una perdita di efficacia dei farmaci nel tempo e se desideri una valutazione del tuo caso specifico è possibile sottoporre la propria situazione con documentazione clinica utilizzando la pagina dedicata alla valutazione personalizzata.

Quando i farmaci biologici per il Morbo di Crohn non funzionano più o perdono efficacia, le possibilità principali sono tre:

  • ottimizzare la terapia farmacologica (dosaggio o frequenza)
  • cambiare farmaco (switch o swap terapeutico)
  • affiancare un intervento sui fattori sottostanti che mantengono l’infiammazione attiva

La scelta dipende dalla situazione clinica individuale ed è proprio in questi casi che diventa fondamentale valutare un approccio più completo, infatti sempre più spesso si utilizza un approccio integrato che combina medicina e interventi mirati sul terreno intestinale. In questo articolo approfondiremo tutti questi aspetti.

I farmaci biologici (ma anche i corticosteroidi gli immunosoppressori ecc.) agiscono sull’infiammazione e spesso lo fanno con una notevole efficacia ma non sempre incidono sui fattori che stanno alla base dell’infiammazione. Questo è il nodo centrale e la chiave di una gestione terapeutica efficace.

Questo è il punto chiave di tutto l’articolo ed è da tale prospettiva che analizzeremo quali sono i fattori più comuni che stanno alla base dell’infiammazione persistente e quali strategie possono essere affiancate alla terapia farmacologica per migliorare i risultati.

E’ un fatto consolidato che quando i farmaci tradizionali per il morbo di Crohn smettono di funzionare, la gestione della malattia spesso si sposta verso un approccio integrato che combina la medicina convenzionale con strategie nutrizionali, stili di vita, integrazione e suplementazione per gestire in modo ottimale l’infiammazione e migliorare la qualità della vita tramite programmi specifici.

Per stabilire il percorso più efficace quando i farmaci non danno i risultati sperati, è utile analizzare le cause cliniche alla base di questa mancata risposta. Capire i meccanismi biologici per cui l’organismo non reagisce più alla terapia è il primo passo per trovare una soluzione valida.

Cosa fare se il biologico per il Crohn o la RCU non funziona più: Cause e Soluzioni

I farmaci biologici possono non funzionare o perdere efficacia per quattro motivi principali:

  • sviluppo di anticorpi contro il farmaco
  • livelli insufficienti nel sangue
  • meccanismi infiammatori non colpiti
  • complessità della malattia

Quando si parla di Morbo di Crohn, i farmaci biologici come infliximab, adalimumab o vedolizumab rappresentano oggi una delle principali strategie terapeutiche. Tuttavia, nella pratica clinica, può accadere che il farmaco non funzioni fin dall’inizio oppure perda efficacia nel tempo. Queste due situazioni sono ben conosciute in gastroenterologia:

  • Mancata risposta primaria: il paziente non risponde al farmaco fin dalle prime somministrazioni
  • Perdita di risposta secondaria: il farmaco inizialmente funziona, ma nel tempo perde efficacia

Le cause possono essere diverse e spesso multifattoriali:

• Sviluppo di anticorpi contro il farmaco (immunogenicità)
L’organismo può riconoscere il biologico come “estraneo” e ridurne progressivamente l’efficacia

• Livelli insufficienti del farmaco nel sangue
Dovuti a metabolismo individuale, peso corporeo o altre variabili farmacocinetiche

• Meccanismi infiammatori differenti
Non tutti i pazienti rispondono allo stesso bersaglio terapeutico (es. anti-TNF vs altre vie)

• Complessità della malattia
Il Crohn è una patologia multifattoriale che può non dipendere da un singolo meccanismo

In questi casi, il gastroenterologo può adottare diverse strategie che rappresentano lo standard della medicina ufficiale

  • aumentare il dosaggio o modificare la frequenza di somministrazione
  • cambiare il farmaco rimanendo all’interno della stessa classe (ad esempio passando da Infliximab ad Adalimumab – entrambi sono anti-TNF) quindi switch terapeutico
  • associare altri farmaci immunomodulanti o immunosoppressivi (ad esempio aggiungere azatioprina ad Infliximab)
  • cambiare molecola biologica (ad esempio passando da Infliximab un anti-TNF, a Stelara che è un anti-interleuchine 12 – 23, oppure passando da Infliximab a vedolizumab che è un anti-integrine) quindi uno swap terapeutico
  • valutare approcci diversi in base alla risposta clinica

Si utilizzano parole inglesi (switch e swap) perchè in italiano esiste solo la parola “cambiare”.

  • Switch: cambiare con un biologico biosimilare
  • Swap: cambiare con un biologico di classe diversa, cioè che inibisce una classe differente di citochine infiammatorie (TNF, Interleuchine, integrine ecc.)

Cambiare farmaco biologico o terapia può non essere sufficiente

È importante a questo punto considerare che il fallimento terapeutico primario o secondario della prima linea di farmaci biologici espone il paziente a un rischio maggiore di refrattarietà farmacologica progressiva; tale dinamica rischia di limitare sensibilmente le successive opzioni terapeutiche a disposizione dello specialista gastroenterologo.

La possibilità di affiancare un programma integrato gastroenterico

Conseguentemente anche quando la terapia viene ottimizzata, può essere necessario affiancare un intervento su disbiosi, SIBO, agenti patogeni, permeabilità, carenze nutrizionali e risanamento delle mucose, per agire sui fattori che influiscono in modo determinante sulla malattia e che il farmaco non indirizza.

Perché con il Crohn o la RCU l’infiammazione persiste nonostante le terapie?

I farmaci biologici e immunosoppressori agiscono come potenti regolatori dell’infiammazione. Tuttavia anche quando funzionano i farmaci biologici, antinfiammatori ed immunosoppressori non sempre intervengono sui fattori che mantengono attivo il problema. In altre parole sono efficaci a ridurre l’infiammazione ma non sono stati sviluppati per indirizzare le cause dell’infiammazione.

Nella pratica, esistono condizioni che continuano a stimolare il sistema immunitario anche in presenza di terapia. Non tutti questi fattori sono presenti contemporaneamente, ma anche uno solo, se trascurato, può mantenere attiva l’infiammazione nel tempo:

  • Squilibrio del microbiota intestinale: una flora alterata mantiene attivi segnali infiammatori
  • Alimentazione pro-infiammatoria: alcuni alimenti possono contribuire ad un aumento dell’infiammazione
  • Presenza di microrganismi opportunisti: batteri, lieviti e in alcuni casi parassiti possono contribuire a un’infiammazione persistente
  • Permeabilità intestinale: una barriera compromessa facilita il passaggio di sostanze pro-infiammatorie
  • Stress ossidativo: ostacola i processi di riparazione della mucosa
  • Specifiche carenze nutrizionali: una carenza di specifici nutrienti essenziali per la riparazione delle mucose peggiora la malattia
  • Disfunzione delle ghiandole surrenali: una diminuita produzione di cortisolo da parte dell’organismo può aggravare la condizione

Quando questi fattori non vengono gestiti, l’infiammazione può continuare anche sotto terapia farmacologica. Significa che affiancare un programma integrato gastroenterico mirato, alla terapia farmacologica può portare risultati difficilmente ottenibili con il solo farmaco.

Nella pratica, quando questi fattori vengono identificati e gestiti correttamente, si osservano spesso miglioramenti che non si ottengono intervenendo esclusivamente sul sintomo.

Inoltre questi fattori vanno a sommarsi agli effetti collaterali di queste terapie farmacologiche. Per chi utilizza queste terapie è quindi fondamentale sapere ad esempio come non prendere ed evitare infezioni con i biologici per il Crohn e la RCU  e tutelare le proprie difese.

Perché alcuni pazienti non migliorano in modo soddisfacente con i farmaci biologici?

Una delle situazioni più frustranti è questa: terapie corrette, esami sotto controllo, massima collaborazione da parte del paziente… ma sintomi che non spariscono mai del tutto. Questo accade spesso quando il problema non è solo “quanto è forte l’infiammazione”, ma i fattori sottostanti che continuano ad alimentarla ogni giorno.

In alcuni casi, l’intestino rimane esposto a stimoli persistenti come:

  • alterazioni profonde del microbiota non risolte
  • presenza continuativa di microrganismi opportunisti
  • difficoltà della mucosa a rigenerarsi completamente

In queste condizioni, il farmaco può spegnere temporaneamente l’infiammazione, ma non riesce a stabilizzare il sistema nel lungo periodo. Si rende quindi necessario un lavoro mirato sul terreno intestinale e tale sinergia di azione – programma farmacologico più approccio integrato – può fare la differenza.

Molte persone affette da Morbo di Crohn si trovano ad affrontare un paradosso comune: gli esami e le visite confermano la fase di remissione, ma il corpo continua ad inviare segnali di sofferenza. Questa continuità dei sintomi residui con apparente remissione non significa che la diagnosi sia errata o che i disturbi siano immaginari, ma testimonia la presenza di un’infiammazione subclinica di sottofondo e di uno squilibrio funzionale che la sola terapia antinfiammatoria non è strutturata per risolvere.

Quando la risposta ai farmaci è parziale, è utile cambiare prospettiva.

L’infiammazione non nasce mai senza cause. Alla base possono esserci:

  • fattori che mantengono attivo il processo infiammatorio
  • deficit nutrizionali legati al malassorbimento
  • alterazioni della barriera intestinale e del sistema immunitario mucosale
  • condizioni favorevoli alla proliferazione di microrganismi opportunisti

La Metodologia Integrata Gastroenterica lavora su questi aspetti, affiancando la terapia farmacologica in un’ottica più completa in direzione di un approccio più ampio tra medicina ufficiale e metodologia integrata.

Anche il miglior farmaco può avere un’efficacia limitata se l’ambiente intestinale resta alterato. L’obiettivo diventa quindi creare le condizioni affinché la terapia possa funzionare meglio e in modo più stabile.

Le fasi del recupero funzionale intestinale

Un programma intestinale segue generalmente più fasi, adattate alla situazione individuale:

1. Riduzione del carico irritativo: si interviene per ridurre gli stimoli che alimentano l’infiammazione principalmente con due azioni fondamentali:

a) Limitare o eliminare gli alimenti proinfiammatori con un corretto piano alimentare

b) Aiutare l’organismo a riequilibrare l’ambiente intestinale, intervenendo anche sulla presenza di microrganismi opportunisti come batteri, lieviti e parassiti, quando presenti

  • 2. Supporto antinfiammatorio: utilizzo di strumenti non farmacologici per modulare la risposta immunitaria.
  • 3. Riequilibrio del microbiota
  • 4. Riparazione delle mucose: fornire i nutrienti necessari alla rigenerazione della barriera intestinale.

Intervento mirato e personalizzato sulla flora intestinale con l’utilizzo di prebiotici o fermenti lattici utili per ripristinare la corretta flora batterica. Perchè questa è l’ultima fase del programma e non la prima? L’intero programma integrato per il Crohn ha una precisa sequenza di azioni che non funzionerebbe se venisse alterata.

Non sarebbe realizzabile un programma di risanamento delle mucose se prima non si rimuovono i fattori che danneggiano le mucose. In modo similare i fermenti lattici cioè i “batteri buoni” non possono essere reintrodotti se prima non viene creato un ambiente favorevole al loro sviluppo e colonizzazione.

5. Mantenimento

Quando si raggiunge una condizione di salute ottimale grazie all’azione dei farmaci ed in sinergia con il programma integrato, l’azione più comune è quella di redigere un programma di mantenimento che consenta al malato di preservare tale condizione fisica tramite una corretta gestione di un programma più semplice e limitato di integrazione sempre in aggiunta al piano farmacologico.

Non è necessario “conviverci”: esiste una concreta possibilità di miglioramento

Il Morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa sono due condizioni croniche, ma questo non significa accettare sintomi costanti. Integrare approcci diversi permette spesso di ottenere:

  • maggiore stabilità nel tempo
  • riduzione delle riacutizzazioni
  • miglioramento della qualità di vita

Contattaci per richiedere informazioni o per sottoporre il tuo caso alla nostra attenzione.

FAQ – Dubbi comuni sul Crohn e approccio integrato

Il Crohn si può curare con la Metodologia Integrata?

Curare non è la parola corretta, il Metodo Integrato aiuta l’organismo a migliorare le normali funzioni dell’organismo migliorando la reazione del sistema immunitario, sostenendo la riparazione delle mucose, limitando l’infiammazione da cibo ecc. Il Crohn è una patologia cronica che richiede gestione medica. L’approccio integrato affianca, non sostituisce.

È sicuro affiancare un percorso integrato ai farmaci biologici?

Sì, se strutturato correttamente e senza alcuna modifica del piano farmacologico. In realtà è fondamentale quando si inizia un programma integrato, mantenere invariata la prescrizione dei farmaci già stabiliti e seguire le indicazioni del gastroenterologo.

Perché si parla di batteri, lieviti e parassiti?

La presenza di microrganismi opportunisti può contribuire a mantenere l’infiammazione attiva. Indirizzare anche questo aspetto permette un intervento più completo in relazione a tutti i fattori che possono contribuire direttamente o indirettamente ai processi infiammatori.

Quanto tempo serve per vedere risultati?

I primi segnali possono comparire nelle prime settimane, ma il lavoro completo richiede tempo e continuità.

E’ necessario seguire tutte le fasi del programma ed indirizzare tutti gli aspetti fin qui menzionati?

No a seconda della situazione specifica individuale viene redatto un programma unico su misura

Devo seguire una dieta restrittiva?

No. L’obiettivo è costruire un’alimentazione personalizzata e sostenibile. Non è difficile seguire i programmi alimentari previsti per il Crohn in quanto gli stessi consentono un corretto bilanciamento tra proteine, grassi e carboidrati. Avendo seguito migliaia di malati attraverso questi programmi si può stabilire che solo una piccola percentuale non è riuscita a seguire le indicazioni alimentari. Sono molto frequenti in casi che dopo essersi abituati al piano alimentare, hanno poi deciso autonomamente di continuare ad aderire al piano trovandolo di proprio gusto oltre che funzionale per tenere sotto controllo la malattia

Devo interrompere i farmaci se inizio un programma integrato?

E’ fondamentale non modificare i piano terapeutico farmacologico stabilito dal gastroenterologo.

Funziona anche nei casi complessi?

Può essere utile anche nei casi più difficili, come supporto alle terapie mediche.

Questo approccio è supportato da evidenze?

L’approccio si basa su principi di fisiologia intestinale, microbiota e nutrizione clinica. Non sostituisce la medicina, ma integra conoscenze già riconosciute per lavorare su fattori che spesso non vengono affrontati in modo completo.


Articolo scritto dal Dott. Pietro Tonelli, Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale ed esperto in Crohn e RCU

Il Dr. Pietro Tonelli è medico specialista in Chirurgia Generale con esperienza clinica nella diagnosi e nel trattamento delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), tra cui Morbo di Crohn e Rettocolite Ulcerosa.

Nel corso della sua attività professionale ha maturato competenze specifiche nella gestione delle terapie farmacologiche di mantenimento, nel monitoraggio a lungo termine dei pazienti affetti da patologie intestinali croniche e nell’inquadramento clinico delle forme infiammatorie complesse dell’apparato digerente.

Formazione Accademica

Il Dr. Tonelli ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia e successivamente la Specializzazione in Chirurgia Generale, dedicandosi in modo particolare allo studio delle patologie infiammatorie intestinali ed all’approfondimento dei protocolli farmacologici terapeutici basati sulle linee guida internazionali. Durante il percorso formativo ha sviluppato competenze nell’ambito della:

  • Diagnostica delle malattie infiammatorie croniche intestinali
  • Gestione farmacologica delle MICI
  • Endoscopia digestiva
  • Gestione farmacologica delle MICI
  • Trattamento medico e chirurgico delle MICI
  • Terapie di mantenimento e prevenzione delle recidive

Esperienza Clinica

L’attività professionale del Dr. Tonelli si concentra sulla presa in carico del paziente con patologia intestinale cronica, con particolare attenzione a:

  • Morbo di Crohn
  • Rettocolite Ulcerosa
  • Coliti infiammatorie
  • Disturbi funzionali intestinali

Ha maturato esperienza nella valutazione clinica personalizzata, nel monitoraggio dell’efficacia terapeutica e nell’adattamento delle strategie di trattamento nel tempo, secondo l’evoluzione della malattia.

Ambiti di Interesse Specialistico L’interesse clinico del Dr. Tonelli riguarda in particolare:

  • Terapia farmacologica nelle MICI
  • Uso della mesalazina nella terapia di mantenimento
  • Conoscenza delle terapie biologiche nelle forme moderate e gravi
  • Approccio multidisciplinare nella gestione delle patologie intestinali

La sua attività si fonda su un aggiornamento costante delle evidenze scientifiche e sull’applicazione delle raccomandazioni cliniche condivise a livello internazionale.

Attività Scientifica e Aggiornamento Professionale


Il Dr. Tonelli partecipa regolarmente ad attività di aggiornamento professionale, congressi scientifici e momenti di formazione dedicati alla gastroenterologia clinica e alle malattie infiammatorie intestinali.

L’approccio professionale è orientato alla medicina basata sulle evidenze (Evidence Based Medicine), con particolare attenzione alla sicurezza terapeutica e alla personalizzazione del trattamento.

Collaborazione Editoriale Il Dr. Pietro Tonelli collabora come referente medico per la supervisione dei contenuti a carattere gastroenterologico e chirurgico pubblicati sul sito informativo crohnrcu360.

A partire dal 2013 Il Dr. Pietro Tonelli ha iniziato una collaborazione con il Naturopata Bertucci Maurizio esperto in Metodologia Integrata per ampliare le opportunità di trattamento per i malati di Crohn e rettocolite ulcerosa, dopo aver approfondito il funzionamento dei programmi integrati per il Crohn e la rettocolite ulcerosa.

Gli articoli firmati o revisionati dal Dr. Tonelli hanno finalità informativa e divulgativa e non sostituiscono in alcun modo la valutazione medica specialistica individuale.

Nota Informativa Le informazioni presenti nei contenuti redatti o supervisionati dal Dr. Pietro Tonelli sono destinate a scopo informativo. Per decisioni terapeutiche è sempre necessario rivolgersi al proprio medico curante o allo specialista di riferimento.

Formazione e Percorso Accademico


Il Dr. Pietro Tonelli si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Firenze nel 1983 con il massimo dei voti e lode (110/110 e lode), discutendo una tesi dedicata alla perforazione nella malattia di Crohn, tema che avrebbe successivamente rappresentato uno dei suoi principali ambiti di interesse scientifico.

Nello stesso anno ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione medica ed è iscritto all’Albo dei Medici-Chirurghi della Provincia di Firenze dal 23 gennaio 1984 (n. 7748).

Nel 1988 ha ottenuto la Specializzazione in Chirurgia Generale con il massimo dei voti e lode, con una tesi riguardante le complicanze suppurative della pancreatite acuta necrotizzante. Successivamente. Nel 1993, ha conseguito la Specializzazione in Chirurgia Vascolare, anch’essa con il massimo dei voti.

Carriera Ospedaliera Dopo aver adempiuto agli obblighi di leva come sottotenente medico presso la Scuola di Sanità Militare di Firenze, il Dr. Tonelli ha intrapreso la carriera ospedaliera presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi.

Dal 1988 ha ricoperto il ruolo di Assistente Medico in Chirurgia Generale, divenendo successivamente Aiuto Corresponsabile e poi Dirigente Medico di Chirurgia Generale.

Nel 2008 è stato nominato responsabile del reparto Open Space di Chirurgia d’Urgenza dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi.

Nel 2016 ha assunto l’incarico di Dirigente Medico presso la SOC di Chirurgia Generale, Bariatrica e Metabolica dell’Azienda USL Toscana Centro – Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze.

È iscritto all’Albo dei Periti del Tribunale di Firenze per la Chirurgia Generale dal 2019 e all’Albo Nazionale dei Consulenti Tecnici d’Ufficio (CTU) dal 2024.

Esperienza Chirurgica

Nel corso della carriera ospedaliera ha eseguito oltre 10.000 interventi chirurgici come primo operatore o aiuto, con particolareesperienza riguardo alla chirurgia addominale open e laparoscopica. I principali ambiti di intervento hanno riguardato:

  • Patologie della giunzione esofago-gastrica
  • Chirurgia dello stomaco
  • Patologie epatiche e delle vie biliari
  • Chirurgia pancreatica
  • Patologie del colon-retto e dell’ano
  • Chirurgia della parete addominale
  • Chirurgia oncologica multidisciplinare
  • Ha svolto attività di Pronto Soccorso, emergenza chirurgica, consulenza interdipartimentale e attività ambulatoriale specialistica.

Formazione Internazionale e Aggiornamento Avanzato

Tra il 1991 e il 2010 ha approfondito la propria preparazione chirurgica anche in ambito internazionale, prestando servizio presso il Service de Chirurgie dell’Ospedale Paul Brousse di Villejuif (Parigi) e partecipando a corsi specialistici di chirurgia epato-biliare, pancreatica e d’urgenza in Italia e all’estero (Genova, Verona, Madrid, Bologna). L’aggiornamento continuo ha sempre rappresentato un elemento centrale del suo percorso professionale.

Attività Scientifica e Pubblicazioni parallelamente all’attività clinica. Il Dr. Tonelli ha sviluppato un’intensa attività di ricerca scientifica. È autore di una monografia intitolata: “Il linfedema dell’intestino (Malattia di Crohn). La patologia – La clinica – La terapia chirurgica”
(Giuseppe De Nicola Editore, Napoli, 2001)

Per tale lavoro nel 2002 è stato insignito del Premio “Ettore Ruggieri” dalla Società Italiana di Chirurgia. È inoltre autore e co-autore di oltre 160 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali.

I principali ambiti di ricerca includono:

  • Malattia di Crohn
  • Chirurgia del surrene
  • Patologia pancreatica
  • Chirurgia oncologica gastrica e polmonare
  • Tecniche avanzate di chirurgia laparoscopica

Attività Didattica Ha svolto attività di insegnamento in Semeiotica Chirurgica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Firenze, oltre ad attività di tutoring per studenti e medici specializzandi in Chirurgia Generale.

Assistenza e contatti

Dal Cruscotto del sito puoi accedere rapidamente a tutte le principali aree, agli articoli e ai servizi disponibili.

  • Dr. Pietro Tonelli – Medico Chirurgo, esperto di morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa
  • Maurizio Bertucci – Naturopata specializzato in Metodologia Integrata Gastroenterica

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    Riferimenti scientifici

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